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giovedì 3 febbraio 2011

Paolo Pellegrin. Dies Irae

Giovedì 17 febbraio 2011 inaugura a Milano, presso la Fondazione Forma per la Fotografia, la mostra Dies Irae, fotografie di Paolo Pellegrin. La carriera del fotografo è costellata da innumerevoli premi e riconoscimenti internazionali, segno di quanto la forza e l'intelligenza dei suoi lavori si impongano, nel corso del tempo, come parti di un'opera universale e coerente. Pellegrin incarna una nuova generazione di fotogiornalisti: cosciente dei nuovi mezzi di produzione e di diffusione delle immagini di attualità, impegnato a rinnovare la visione degli avvenimenti che documenta, attento sempre a mantenere un atteggiamento etico, nella forma e nei modi del proprio lavoro.

Paolo Pellegrin usa spesso una metafora: la fotografia per lui è come una lingua da imparare. Una lingua lontana, magari di un ceppo sconosciuto, a cui ci si avvicina, affascinati dal suo mistero. Poco a poco, il mistero svela i contorni e si lascia cogliere e permette a chi l’adopera, al fotografo, di usarla per raccontare storie.

E di storie Paolo Pellegrin ne ha narrate parecchie. Di quelle a volte dure, tragiche perfino, come la guerra, la prigionia, il dolore, i disastri ambientali. Ogni volta, per ogni storia, Pellegrin ha cercato di comprendere, di non giudicare ma di seguire con lo sguardo quel che accadeva e di interpretarlo con tutta la sua esperienza di giornalista e la sua sensibilità di essere umano.

Questa mostra, la prima grande retrospettiva dedicata al suo lavoro, raccoglie in oltre 200 immagini molte di queste storie e di questi reportage realizzati seguendo la strada quella del fotogiornalismo puro, che non ha paura di guardare negli occhi il mondo e, soprattutto, di raccontarlo.

«Il mio ruolo – la mia responsabilità – è di creare un archivio della nostra memoria collettiva», dichiara Pellegrin. Nessuno come lui ha saputo rinnovare gli insegnamenti e i principi della tradizione del fotogiornalismo in una nuova chiave, con un linguaggio nuovo; quello del ventunesimo secolo.

Paolo Pellegrin. Dies Irae
Fondazione Forma per la Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
18 febbraio - 15 maggio 2011

Infoline: (+39) 02.58118067
Website: www.formafoto.it

domenica 30 gennaio 2011

Mick Jagger. The photobook

Trasgressivo, sfrontato, sexy. Mick Jagger è la rock star per definizione. Quella che ha attraversato quarant'anni di storia della musica e ancora sa stregare dal palco le platee. A lui la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano rende omaggio con Mick Jagger. The Photobook, una retrospettiva in mostra fino al 13 febbraio dedicata all'immagine dell'uomo che non solo ha fatto la storia del rock, ma che è diventato icona di stile e di costume.

Un viso che cambia, una personalità da camaleonte, lo sguardo sfrontato, il corpo scattante, le labbra sensuali: ecco l'icona del rock che più di tutte ha attraversato la storia della musica degli ultimi quarant'anni popolando l'immaginario di generazioni di giovani e fan. Mick Jagger. The Photobook presenta una serie di 70 ritratti realizzati dai grandi fotografi che dall'inizio della sua carriera ad oggi lo hanno incontrato, fotografato, documentando il suo viso particolare e la sua capacità di essere un personaggio sempre nuovo, sempre diverso, sempre controcorrente.

«Mick Jagger è universale. Il suo viso così particolare ha fatto di lui l'archetipo della rock star». Così François Hébel, direttore del festival Rencontres d'Arles, racconta l'essenza di questa mostra. «La raccolta di queste immagini è prima di tutto un progetto fotografico. Non è solo la carriera di Mick Jagger ad essere raccontata ma la storia di 50 anni di ritratto fotografico; dove la fisicità e la notorietà di un volto sono una sfida che spinge gli autori a rappresentarlo andando oltre la semplice documentazione. Attraverso gli scatti dei più importanti fotografi si può assistere alla nascita di quel legame, ormai indissolubile, che unisce personaggio e immagine».

Dai primi scatti degli anni 60 di Goodwin, Mankowitz e Périer e attraverso le sperimentazioni di Cecil Beaton, fino ai recentissimi ritratti di Annie Leibovitz, Karl Lagerfeld, Anton Corbijn, Mark Seliger e Bryan Adams si ripercorre le metamorfosi di chi ha contribuito a creare l'estetica del rock e non solo. La mostra, una co-produzione di Forma e Rencontres d'Arles, è un progetto di François Hébel ed è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.

Mick Jagger. The photobook
Fondazione Forma per la Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
3 dicembre 2010 - 13 febbraio 2011

Infoline: (+39) 02.58118067
Website: www.formafoto.it

sabato 23 ottobre 2010

Salvador Dalí. Il sogno si avvicina

Le opere non sono tantissime (una cinquantina tra quadri e disegni) e, come precisano i curatori, «la mostra intende approfondire il rapporto tra il pittore surrealista e il tema del paesaggio: un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico». Appunto. Il "grande pubblico", come al solito, deve fare i conti con i lati poco conosciuti dei grandi pittori e andarsi a guardare i capolavori più famosi sui libri di Storia. Non è facile parlare di Salvador Dalì, una delle anime più conservatrici e dissacratorie di tutta la Storia dell'Arte del Novecento, un autore di non immediata comprensione ma che grazie alla poderosa fantasia si lascia contemplare con trasporto e anche con divertimento.

L'esposizione appena inaugurata a Palazzo Reale di Milano colpisce soprattutto per l'allestimento, chic e ludico allo stesso tempo. Lo ha curato l'architetto spagnolo Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador Dalì e, come dice lui, una delle tre persone ancora in vita ad aver conosciuto il Maestro Catalano. All'interno del percorso è stata realizzata la nota Sala di Mae West, così come fu ideata dallo stesso Dalí: una giocosa installazione contemporanea dove, come già accadde con la mostra dedicata a Edward Hopper, il visitatore potrà entrare, sedersi sul divanone a forma di labbra (battezzato senza troppa fantasia Sofà Dalilips) e vedersi filmato in un video.

Utenti protagonisti dunque, quasi a voler compensare la brevità del percorso espositivo; sette sale dedicate alla Memoria, al Male, all'Immaginario (qui sono presenti le opere più legate al periodo surrealista), ai Desideri, al Silenzio e al Vuoto. La sezione conclusiva documenta il rapporto tra Dalí e Walt Disney con dipinti che richiamano alla memoria tanto il Rinascimento quanto le icone Pop. Proprio qui sarà visibile per la prima volta il film Destino, frutto della collaborazione tra Salvador e l'inventore di Topolino.

Salvador Dalí. Il sogno si avvicina
Palazzo Reale
Piazza Duomo - Milano
22 settembre 2010 - 30 gennaio 2011

Infoline: (+39) 02.54913
Website: www.mostradali.it

giovedì 23 settembre 2010

Valerio Berruti. Una sola moltitudine

È in corso fino al 31 ottobre alla Fondazione Stelline di Milano la personale di Valerio Berruti (Alba 1977) dal titolo Una sola moltitudine.

La mostra, curata da Olga Gambari, presenta per la prima volta, in modo organico, la produzione plastica di Valerio Berruti, poco conosciuta e per lo più inedita, affiancata da installazioni in esterno, video – tra cui La figlia di Isacco, presentato all'ultima Biennale di Venezia – disegni e bozzetti che, presentando il segno più caratteristico dell'artista, contribuiranno a costruire un discorso integrale ed armonico su tutto il corpus del suo lavoro. Il percorso espositivo proporrà circa 20 lavori e coinvolgerà, oltre alla Sala del Collezionista, anche gli ambienti esterni della Fondazione, Chiostro della Magnolia e Orti di Leonardo.

Come scrive la curatrice Olga Gam, «Il segno di Valerio Berruti è un racconto contemporaneo che nasce come evoluzione continua con la tradizione classica. La sua pittura, nel cui dna si mescolano la storia dell'arte pittorica e della scultura, è una dimensione che slabbra costantemente verso gli altri linguaggi linguaggi artistici, guardando al passato come radici e al futuro come un laboratorio di possibilità sempre aperto. I suoi volti, i suoi corpi sono metafora di un'umanità in continuo divenire, in cui l'identità singola si fonde con il corso esistenziale e storico collettivo. Da qui il titolo “Una sola moltitudine”, un d'apres da una raccolta postuma di scritti dello scrittore portoghese Fernando Pessoa…».

Nato ad Alba nel 1977, Valerio Berruti vive e lavora a Verduno, nelle Langhe, in una chiesa sconsacrata del 1600, uno spazio insolito e suggestivo che ha acquistato e restaurato nel 1995. Il giovane artista in pochi anni ha sviluppato un curriculum internazionale e subito dopo l'appuntamento milanese, nel gennaio 2011, terrà una mostra personale al Pola Museum in Essex di Tokyo.

Valerio Berruti. Una sola moltitudine
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61 - Milano
22 settembre - 31 ottobre 2010

Infoline: (+39) 02.45462437

lunedì 20 settembre 2010

Robert Doisneau. Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960

Un cantore della vita di tutti i giorni, che alla forza del verso epico preferiva quella sommessa della strofa rozza ma arguta, dello stornello. Questo era Robert Doisneau. Dal 21 settembre al 17 novembre, la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano rende omaggio al suo genio garbato e lucido, alla sua fotografia tenera e divertente, con due mostre nate dalla collaborazione con la famiglia Doisneau e la Fondation Cartier-Bresson di Parigi: Dal mestiere all'opera e Palm Springs 1960.

Nato nel 1912 a Parigi, da questa città Doisneau non si staccò mai del tutto. Il suo territorio di caccia, la sua riserva preferita d'immagini ed emozioni era lì, a portata di mano. Parigi come mondo, la fotografia come pretesto, la curiosità come spinta e la leggerezza come stile: nessuno come lui ha realizzato foto indimenticabili cogliendo sempre un punto di impalpabile equilibrio, frutto di una sapienza rara, meticolosamente perseguita.

Dal mestiere all'opera presenta una selezione di circa cento stampe originali, le più celebri accanto ad altre praticamente inedite, scelte in gran parte nel suo atelier e in importanti collezioni pubbliche e private francesi. L'ampia selezione, arricchita da documenti privati e testimonianze raccolte con l'aiuto amorevole delle figlie del fotografo, propone una rilettura critica e aggiornata per mostrare come la bellezza apparentemente spontanea delle sue immagini fosse frutto di grande lavoro, e come, in pratica, Doisneau sia riuscito nella sua vita a passare dal mestiere all'opera con una gravità insospettabile, fermando sulla pellicola frammenti di un mondo di cui voleva provare l'esistenza.

Ma oltre le strade di Parigi, dove incontrava e ritraeva amanti e bambini, Doisneau ha realizzato anche sorprendenti e inaspettate fotografie a colori. Era il 1960 quando la rivista Fortune incaricò il fotografo francese di raccontare la vita di una città particolare, nata come un fiore sgargiante nel deserto della California: Palm Springs. Doisneau accettò la sfida e tra la sabbia del deserto, le palme, il cielo blu cobalto, gli abiti chiassosi dei suoi abitanti, i cocktail e i campi da golf, compose il suo personale sogno americano, non in bianco e nero ma raccontato con un’esplosione di colori. Le immagini dell'album Palm Springs 1960, presentate ora per la prima volta in Italia, mostrano un aspetto poco conosciuto del grande fotografo e sorprenderanno anche il visitatore più esperto trasportandolo in un universo festoso e ironico.

Giocoliere, funambolo, illusionista forse per troppo realismo: ironizzando su di sé, Doisneau affermava di affrontare il lavoro come fosse l'unico antidoto all’angoscia di non essere. Questo è il paradosso del grande fotografo che voleva realizzare il suo lavoro come fanno gli artisti di strada, con la lucidità pudica di un artista malgrado lui.

Robert Doisneau
Dal mestiere all'opera
Palm Springs 1960

Fondazione Forma per la Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
22 settembre - 17 novembreo 2010

Infoline: (+39) 02.58118067
Website: www.formafoto.it