A pochi chilometri da Torino, dal 5 ottobre 2014 all'8 marzo 2015, il Castello di Mirandolo ospita la mostra San Sebastiano. Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600 dedicata ad approfondire l'iconografia del santo in un perfetto accordo tra fede, devozione, spiritualità e
raffigurazione.
Sebastiano, giovane soldato convertitosi al cristianesimo, subisce
condanna a morte dall'imperatore Diocleziano. Nulla però possono le
frecce: esse trafiggono il suo corpo ma non scalfiscono la sua bellezza,
la sua fede, la sua integrità fisica e morale. Affidato alle cure
della pia Irene, presto Sebastiano torna fieramente a proclamare il suo
credo cosicché Diocleziano lo imprigiona nuovamente, facendolo
flagellare, percuotere sino alla morte e gettando, per disprezzo, il suo
corpo nella Cloaca Massima.
Curata da Vittorio Sgarbi, l'esposizione propone un eccezionale percorso espositivo di 45 opere di capitale importanza e suggestione, provenienti da prestigiose istituzioni museali italiane e collezioni private internazionali.
La mostra offre un excursus dentro quasi tre secoli, operando
affascinanti confronti sul soggetto: il medesimo artista che adotta
differenti soluzioni formali, pose e ambientazioni in anni ravvicinati
letti da artisti diversi, materiali differenti e modellati per capirne
cambiamenti e intenti devozionali e di fama della figura del santo da
nord a sud. Un percorso che dalla seconda metà del Quattrocento giunge
agli albori del Settecento, contemplando assoluti capolavori: da Andrea della Robbia che modella l'anatomia
del giovane Sebastiano con grande raffinatezza, si prosegue con uno
sguardo nella Venezia del Quattrocento, fino ad arrivare al solitario e
splendido San Sebastiano di Tiziano.
La purezza dell'anima e l'incrollabile
fede si specchiano nella sublime bellezza del giovane corpo di
Sebastiano, che rimanda a quello dell'antico Apollo pagano, ma che nella
figura del martire si riveste di sacralità e di una luce di eternità. È
proprio l'aurea di bellezza e intimo splendore che avvolge il corpo
virile e nudo di Sebastiano ad aver catturato l'attenzione di tutti i
più grandi artisti, dal Rinascimento ai giorni nostri, che nel desiderio
di sperimentare nuove accezioni del nudo maschile, partendo dai canoni
classici, si sono cimentati nella raffigurazione del santo.
San Sebastiano.
Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600
Castello di Mirandola
Via Cordonata, 2 - San Secondo di Pinerolo (TO)
5 ottobre 2014 - 8 marzo 2015
Infoline: (+39) 0121.376545
Website: www.fondazionecosso.com
Visualizzazione post con etichetta torino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta torino. Mostra tutti i post
domenica 4 gennaio 2015
venerdì 2 gennaio 2015
Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica
Dal 21 novembre 2014 al 22 febbraio 2015, il MAO - Museo di Arte Orientale di Torino celebra l'anno cinese del Cavallo con la mostra Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica, un'esposizione che intende esplorare l'importanza delle rappresentazioni equestri nell'arte e nella cultura della Cina antica.
I cavalli sono stati un simbolo di status sociale forte per l'élite cinese di ogni epoca e uno dei soggetti più rappresentati nell'arte della Cina imperiale. Emblemi di nobiltà, eleganza, velocità e potenza, si sono arricchiti nel corso del tempo di valenze soprannaturali ammantate di resoconti leggendari.
Attraverso quarantacinque opere provenienti dalle collezioni del museo e da una collezione privata torinese, la mostra approfondisce l'importanza della figura del cavallo nell'arte e nella cultura della Cina antica mediante elementi arcaici di bardature e di carri (XI sec. a.C. - II sec. d.C.), raffigurazioni bidimensionali (II sec. a.C. - I sec. d.C.) e soprattutto spettacolari statuine funerarie a tutto tondo dalla dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) alla dinastia Tang (618-907 d.C.). Si tratta in gran parte di sculture in terracotta dipinta e invetriata, dove i cavalli appaiono soli o in rapporto dinamico con il cavaliere, colorati e arricchiti di dettagli a seconda della funzione che l'immagine doveva evocare e rendere viva.
Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni che corrispondono a diversi ambiti tematici: dalla guerra, al commercio, allo svago, fino all'evoluzione delle forme sociali tra gli Han e i Tang. Molti sono gli aspetti di storia e di civiltà che si intrecciano in questo itinerario: a partire dalla fine del IV secolo a.C. l'adozione della cavalleria fu fondamento per la costituzione dell'Impero; l’apertura della cosiddetta "Via della Seta" sotto la dinastia Han ebbe tra i suoi motori principali la ricerca nelle regioni occidentali di cavalli più grandi e più potenti.
Cavalli Celesti.
Raffigurazioni equestri nella Cina antica
MAO - Museo di Arte Orientale
Via San Domenico, 11 - Torino
21 novembre 2014 - 22 febbraio 2015
Infoline: (+39) 011.4436927
Website: www.maotorino.it
I cavalli sono stati un simbolo di status sociale forte per l'élite cinese di ogni epoca e uno dei soggetti più rappresentati nell'arte della Cina imperiale. Emblemi di nobiltà, eleganza, velocità e potenza, si sono arricchiti nel corso del tempo di valenze soprannaturali ammantate di resoconti leggendari.
Attraverso quarantacinque opere provenienti dalle collezioni del museo e da una collezione privata torinese, la mostra approfondisce l'importanza della figura del cavallo nell'arte e nella cultura della Cina antica mediante elementi arcaici di bardature e di carri (XI sec. a.C. - II sec. d.C.), raffigurazioni bidimensionali (II sec. a.C. - I sec. d.C.) e soprattutto spettacolari statuine funerarie a tutto tondo dalla dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) alla dinastia Tang (618-907 d.C.). Si tratta in gran parte di sculture in terracotta dipinta e invetriata, dove i cavalli appaiono soli o in rapporto dinamico con il cavaliere, colorati e arricchiti di dettagli a seconda della funzione che l'immagine doveva evocare e rendere viva.
Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni che corrispondono a diversi ambiti tematici: dalla guerra, al commercio, allo svago, fino all'evoluzione delle forme sociali tra gli Han e i Tang. Molti sono gli aspetti di storia e di civiltà che si intrecciano in questo itinerario: a partire dalla fine del IV secolo a.C. l'adozione della cavalleria fu fondamento per la costituzione dell'Impero; l’apertura della cosiddetta "Via della Seta" sotto la dinastia Han ebbe tra i suoi motori principali la ricerca nelle regioni occidentali di cavalli più grandi e più potenti.
Cavalli Celesti.
Raffigurazioni equestri nella Cina antica
MAO - Museo di Arte Orientale
Via San Domenico, 11 - Torino
21 novembre 2014 - 22 febbraio 2015
Infoline: (+39) 011.4436927
Website: www.maotorino.it
giovedì 1 gennaio 2015
Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis
A Torino dal 3 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015, nel centralissimo Palazzo Chiablese, la mostra Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis presenta un nucleo fondamentale dell'eccezionale collezione d'Avanguardia russa di George Costaki, per la prima volta in Italia dal Museo Statale d'Arte Contemporanea di Salonicco.
La mostra racconta l'arte sperimentale russa del primo Novecento e la storia dell'uomo che l'ha salvata, sfidando i divieti e gli ostracismi del regime stalinista. Nella Mosca degli anni immediatamente seguenti la Seconda Guerra Mondiale, George Costaki decise di raccogliere metodicamente testimonianze dell'arte sperimentale russa d'inizio secolo, salvando dalla distruzione e dall'oblio questa componente vitale della cultura del Novecento.
Con circa trecento opere esposte - tra cui dipinti, guaches e acquarelli, lavori d'arte applicata, documenti e un nucleo di un centinaio di disegni sull'architettura costruttivista - la mostra si propone come una vera e propria esposizione enciclopedica dell'Avanguardia russa, rappresentativa di tutti i principali movimenti del tempo (dal Nuovo impressionismo e simbolismo al Cubo futurismo, dal Suprematismo al Cosmismo), ricca dei capolavori dei maggiori artisti di quegli anni tra cui il Ritratto di Malevich del 1910, Donna in Viaggio della Popova, in cui le istanze del cubismo francese s'intersecano con gli elementi del futurismo italiano e - tra i tanti - Ritmo espressivo del 1943-1944 di Rodčenko, opera che con gocce e schizzi di colore crea una sorta di ritmo e di moto in un equilibrio compositivo "calcolato", che spinge a un inevitabile confronto con l'espressionismo astratto e l'action painting.
Un'immersione totale - curata da Maria Tsantsanoglou e Angeliki Charistou - per comprendere i cambiamenti radicali e rivoluzionari di quello che è stato definito da Camilla Gray "il grande esperimento" dell'arte del XX secolo.
Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko.
Capolavori dalla collezione Costakis
Spazio Mostre Polo Reale
Palazzo Chiablese, Piazzetta Reale - Torino
3 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015
Infoline: (+39) 011.5790095
Website: www.mostracostakis.it
La mostra racconta l'arte sperimentale russa del primo Novecento e la storia dell'uomo che l'ha salvata, sfidando i divieti e gli ostracismi del regime stalinista. Nella Mosca degli anni immediatamente seguenti la Seconda Guerra Mondiale, George Costaki decise di raccogliere metodicamente testimonianze dell'arte sperimentale russa d'inizio secolo, salvando dalla distruzione e dall'oblio questa componente vitale della cultura del Novecento.
Con circa trecento opere esposte - tra cui dipinti, guaches e acquarelli, lavori d'arte applicata, documenti e un nucleo di un centinaio di disegni sull'architettura costruttivista - la mostra si propone come una vera e propria esposizione enciclopedica dell'Avanguardia russa, rappresentativa di tutti i principali movimenti del tempo (dal Nuovo impressionismo e simbolismo al Cubo futurismo, dal Suprematismo al Cosmismo), ricca dei capolavori dei maggiori artisti di quegli anni tra cui il Ritratto di Malevich del 1910, Donna in Viaggio della Popova, in cui le istanze del cubismo francese s'intersecano con gli elementi del futurismo italiano e - tra i tanti - Ritmo espressivo del 1943-1944 di Rodčenko, opera che con gocce e schizzi di colore crea una sorta di ritmo e di moto in un equilibrio compositivo "calcolato", che spinge a un inevitabile confronto con l'espressionismo astratto e l'action painting.
Un'immersione totale - curata da Maria Tsantsanoglou e Angeliki Charistou - per comprendere i cambiamenti radicali e rivoluzionari di quello che è stato definito da Camilla Gray "il grande esperimento" dell'arte del XX secolo.
Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko.
Capolavori dalla collezione Costakis
Spazio Mostre Polo Reale
Palazzo Chiablese, Piazzetta Reale - Torino
3 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015
Infoline: (+39) 011.5790095
Website: www.mostracostakis.it
lunedì 29 dicembre 2014
Affetti personali. Storie di donne e di moda
A Torino, Palazzo Madama conferma la propria vocazione al racconto della storia della moda italiana con la mostra Affetti personali. Storie di donne e di moda.
Dal 5 dicembre 2014 al 18 gennaio 2015 lo Spazio Atelier del museo presenta oltre 100 abiti, scarpe, guanti, cappelli, bijoux insieme ai ricordi di chi li ha posseduti e donati al museo, per contribuire a raccontare la storia della moda a Torino dal 1920 al 1990.
La mostra è il frutto del progetto Torino un secolo di moda, ricerca sui mestieri della moda lanciata da Palazzo Madama per approfondire la conoscenza di tutte quelle attività che hanno reso celebre Torino quale capitale dello stile prima di Firenze, Roma, Milano, e che vantano una storia di particolare eccellenza.
Il percorso in mostra racconta l'evoluzione del costume dagli anni Venti agli anni Novanta del Novecento, attraverso le proporzioni degli abiti, la fortuna di nuovi materiali come il nylon, amatissimo per la lingerie, e la predilezione per alcuni colori. Insieme agli oggetti, particolarmente preziose sono le testimonianze raccolte: i racconti diretti di chi in quegli ambienti ha vissuto e lavorato, unitamente ad attrezzi e fotografie di atelier e laboratori, vetrine e sfilate. Emergono nomi di sartorie torinesi - Pozzi, Badolato, Longo e Comollo -, milanesi e genovesi insieme alle grandi modisterie. I video delle testimonianze raccolte, presentati in mostra, saranno consultabili per intero sul canale YouTube di Palazzo Madama.
Spicca la vetrina dedicata alle scarpe: quelle in raso del 1923 di Beltrami, quelle di Bartolomeo Cavallera, autore nel 1954 delle calzature protagoniste del coup-de-théâtre nel film La contessa scalza con Ava Gardner, e le calzature gioiello di Aldo Sacchetti, creatore di modelli impensabili, come le scarpe fatte solo di suola, con tacco alto, e calza da reggere con la giarrettiera. Abiti e accessori raccontano in modo discreto anche storie più intime e personali delle donne che li hanno indossati: custodiscono il ricordo di un momento felice, l'emozione di un incontro importante o la memoria di una persona cara.
Affetti personali. Storie di donne e di moda
Palazzo Madama
Piazza Castello - Torino
5 dicembre 2014 - 18 gennaio 2015
Infoline: (+39) 011.4433501
Website: www.palazzomadamatorino.it
Dal 5 dicembre 2014 al 18 gennaio 2015 lo Spazio Atelier del museo presenta oltre 100 abiti, scarpe, guanti, cappelli, bijoux insieme ai ricordi di chi li ha posseduti e donati al museo, per contribuire a raccontare la storia della moda a Torino dal 1920 al 1990.
La mostra è il frutto del progetto Torino un secolo di moda, ricerca sui mestieri della moda lanciata da Palazzo Madama per approfondire la conoscenza di tutte quelle attività che hanno reso celebre Torino quale capitale dello stile prima di Firenze, Roma, Milano, e che vantano una storia di particolare eccellenza.
Il percorso in mostra racconta l'evoluzione del costume dagli anni Venti agli anni Novanta del Novecento, attraverso le proporzioni degli abiti, la fortuna di nuovi materiali come il nylon, amatissimo per la lingerie, e la predilezione per alcuni colori. Insieme agli oggetti, particolarmente preziose sono le testimonianze raccolte: i racconti diretti di chi in quegli ambienti ha vissuto e lavorato, unitamente ad attrezzi e fotografie di atelier e laboratori, vetrine e sfilate. Emergono nomi di sartorie torinesi - Pozzi, Badolato, Longo e Comollo -, milanesi e genovesi insieme alle grandi modisterie. I video delle testimonianze raccolte, presentati in mostra, saranno consultabili per intero sul canale YouTube di Palazzo Madama.
Spicca la vetrina dedicata alle scarpe: quelle in raso del 1923 di Beltrami, quelle di Bartolomeo Cavallera, autore nel 1954 delle calzature protagoniste del coup-de-théâtre nel film La contessa scalza con Ava Gardner, e le calzature gioiello di Aldo Sacchetti, creatore di modelli impensabili, come le scarpe fatte solo di suola, con tacco alto, e calza da reggere con la giarrettiera. Abiti e accessori raccontano in modo discreto anche storie più intime e personali delle donne che li hanno indossati: custodiscono il ricordo di un momento felice, l'emozione di un incontro importante o la memoria di una persona cara.
Affetti personali. Storie di donne e di moda
Palazzo Madama
Piazza Castello - Torino
5 dicembre 2014 - 18 gennaio 2015
Infoline: (+39) 011.4433501
Website: www.palazzomadamatorino.it
martedì 15 febbraio 2011
Tra il dire e il fare. Unità d'Italia e unificazione europea: cantieri aperti
Dal 28 gennaio al 16 aprile le sale dell'Archivio di Stato di Torino ospitano, nell'ambito delle manifestazioni per il 150° dell'Unità d'Italia, la mostra Tra il dire e il fare. Unità d'Italia e unificazione europea: cantieri aperti.
La mostra ripercorre la straordinaria avventura che è stata l'unificazione italiana, in parallelo con il processo di costruzione dell'Unione europea. Preziosi documenti originali, dialoghi e personaggi storici illustrano le idee politiche, le strategie diplomatiche, le spinte economiche, i disagi e le rivendicazioni sociali, i progressi tecnologici e il potenziamento delle infrastrutture, il costo delle guerre e le grandi migrazioni cercando di mostrare come l'apparente determinismo delle vicende storiche celi in realtà continue scelte in cui gioca fortemente la responsabilità umana. L'analisi delle scelte operate in passato non interessa tanto al fine di emettere giudizi, ma allo scopo di comprendere i condizionamenti accumulati nel faticoso cammino percorso e le prospettive che ora si aprono.
In ognuna delle sette sale della mostra viene trattato un tema specifico (come l'economia, la cultura e l'istruzione o i diritti civili) sia per l'Italia del secondo Ottocento, che per l'Europa del secondo Novecento. La parte sull'Unità d'Italia è illustrata a partire da documenti storici originali (tra cui lo Statuto Albertino e l'atto ufficiale del 17 marzo 1861 con cui Vittorio Emanuele divenne il primo re d'Italia), mentre quella sull'Europa è basata su vivaci ricostruzioni grafiche, riproduzioni di cartografia tematica e ingrandimenti di fotografie.
Attraverso una prospettiva che intende essere imparziale, anche facendo emergere diverse interpretazioni dello stesso fatto, la mostra si propone come un'emozionante avventura intellettuale ed un'appassionante occasione di riflessione su temi di alto valore civile.
Tra il dire e il fare.
Unità d’Italia e unificazione europea: cantieri aperti
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
28 gennaio - 16 aprile 2011
Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it
La mostra ripercorre la straordinaria avventura che è stata l'unificazione italiana, in parallelo con il processo di costruzione dell'Unione europea. Preziosi documenti originali, dialoghi e personaggi storici illustrano le idee politiche, le strategie diplomatiche, le spinte economiche, i disagi e le rivendicazioni sociali, i progressi tecnologici e il potenziamento delle infrastrutture, il costo delle guerre e le grandi migrazioni cercando di mostrare come l'apparente determinismo delle vicende storiche celi in realtà continue scelte in cui gioca fortemente la responsabilità umana. L'analisi delle scelte operate in passato non interessa tanto al fine di emettere giudizi, ma allo scopo di comprendere i condizionamenti accumulati nel faticoso cammino percorso e le prospettive che ora si aprono.
In ognuna delle sette sale della mostra viene trattato un tema specifico (come l'economia, la cultura e l'istruzione o i diritti civili) sia per l'Italia del secondo Ottocento, che per l'Europa del secondo Novecento. La parte sull'Unità d'Italia è illustrata a partire da documenti storici originali (tra cui lo Statuto Albertino e l'atto ufficiale del 17 marzo 1861 con cui Vittorio Emanuele divenne il primo re d'Italia), mentre quella sull'Europa è basata su vivaci ricostruzioni grafiche, riproduzioni di cartografia tematica e ingrandimenti di fotografie.
Attraverso una prospettiva che intende essere imparziale, anche facendo emergere diverse interpretazioni dello stesso fatto, la mostra si propone come un'emozionante avventura intellettuale ed un'appassionante occasione di riflessione su temi di alto valore civile.
Tra il dire e il fare.
Unità d’Italia e unificazione europea: cantieri aperti
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
28 gennaio - 16 aprile 2011
Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it
domenica 28 novembre 2010
Dall'astratto alla favola
Dal 4 al 19 dicembre 2010 nella suggestiva cornice del Mirafiori Motor Village gli spazi della Mirafiori Galerie ospiteranno la mostra di pittura Dall'astratto alla favola.
L'esposizione presenta una raccolta di tele di otto artisti torinesi della Sezione Arti Figurative del CEDAS, uno degli atelier non professionali più presigiosi di Torino, che si sono avvicinati all'arte del dipingere grazie agli insegnamenti della scuola di Sandro Lobalzo, Pippo Ciarlo e Alex Ognianoff.
Giuseppe Arizzio, Franca Bisio, Delfina Brunero, Giuseppe Cerruti, Laura Covolo, Loretta Pasta, Pietro Giorgio Viotto e Giangiorgio Zacà sono gli otto autori selezionati per la mostra da Angelo Mistrangelo e Gian Giorgio Massara, critici di chiara fama.
IMMAGINI E LUCI ATMOSFERICHE
Gli aspetti della pittura figurativa si identificano con una serie di fogli d'acquarello e di alcuni pastelli, che documentano l'impegno di quattro pittori inseriti nella rassegna «Dall'astratto alla favola» allestita nella cornice della Mirafiori Galerie.
Allievo di Pippo Ciarlo e Sandro Lobalzo ai corsi CEDAS, Giuseppe Arizzio propone una scelta di composizioni risolte con la tecnica del pastello, che gli permette di delineare rigorose strutture architettoniche di palazzi e centri storici, come i portici di Avigliana. Il suo discorso appare, quindi, legato a una personale visione dell'ambiente circostante.
Un ambiente che in Franca Bisio è caratterizzato da una limpida interpretazione degli oggetti, dei mazzi di fiori, dei fondi che fanno risaltare l'insieme del tema scelto dalla pittrice per esprimere la propria dimensione umana. Un discorso, il suo, che parte dalla frequentazione dello studio di Guido Bertello, per poi giungere a una espressione improntata da una luminosa definizione della realtà.
In Laura Covolo la rappresentazione è segnata dal tocco dell'acquarello che scandisce nello spazio una brocca o della frutta. La sua pittura è sicuramente frutto di uno studio assiduo, di una seria capacità nel definire i momenti di una figurazione sensibile al valore della luce, di un'esperienza approfondita nell'atelier di Anna Maria Palumbo e di Sandro Lobalzo.
Loretta Pasta, infine, presenta pagine dalla fresca vena narrativa, dove la leggerezza e la trasparenza del colore concorrono a fissare il soggetto della raffigurazione. Una bambola, i ricordi dell'infanzia, un Pierrot, raccontano la storia artistica di Pasta e quel suo ripercorrere gli istanti di una composizione nitida, piacevole, sensibile alla luce atmosferica.
IMPRESSIONI E PAESAGGI
Gli autori che abbiamo scelto di presentare in occasione della mostra organizzata presso Mirafiori Motor Village, sono legati al tema del paesaggio; un paesaggio ora interpretato in modi ancor post-impressionistici, ora reale, con l'invenzione di Fiori d'acciaio nel deserto, con vivaci timbri cromatici rapiti ai mondi extra mediterranei.
Per dovere di anzianità, poiché socio CEDAS dal 1977, ci piace iniziare discorrendo di Giangiorgio Zacà, pittore che si forma preso i maestri Ognianoff e Lobalzo e che s'incanta, nella terra dei Roeri, di fronte al dominante castello di Monteu oppure cerca sulle rive del Sangone i primi cenni della primavera.
E squisitamente figurativa è la produzione di Delfina Brunero, formatasi ancora alla scuola di Guido Bertello, che dipinge Balme sotto la neve inserendosi così nel vasto quadro di oltre quattrocento pittori del ventesimo secolo che sono stati attratti dalle vedute delle valli di Lanzo; parimenti interessanti sono le vedute dell’entroterra Ligure, Bardino, oppure una visione di Capri d'un accecante bianco.
Il mondo e la vita di Giuseppe Cerruti sono bilanciati fra i soggiorni in tutta Europa e quelli in Africa oppure in Estremo Oriente; di qui nascono certe sensibilità cromatiche destinate ad esplodere in una Notte al porto dominata dalla bianchissima luna, nei Danzatori tribali ben giocati fra la presenza dei rossi e dei neri, nella suggestiva immagine femminile L'attesa.
A Giorgio Viotto da alcuni anni dobbiamo l'organizzazione puntuale di molti eventi CEDAS; ora, per la prima volta, vede le proprie opere esposte in una mostra personale. Per i visitatori della mostra sarà una scoperta entrare in modo lieve nel suo mondo fatto di visioni essenziali, di inquietudini, ascoltare il canto delle Donne pazze, leggere la parola "Amore" posta fra una torre ed il cadere lento delle gocce nello spazio volutamente vuoto; surreale dunque.
Molti critici, compreso il maestro Pippo Ciarlo, si sono occupati della produzione di questi pittori ai quali auguriamo un buon successo, poiché manifestano il desiderio di continuare la via, non sempre agevole, del "fare pittura".
Dall'astratto alla favola
Mirafiori Galerie - Mirafiori Motor Village
Piazza Cattaneo, 9 - Torino
4 dicembre - 19 dicembre 2010
Infoline: (+39) 339.3916450
Website: www.cedas.fiat.it
L'esposizione presenta una raccolta di tele di otto artisti torinesi della Sezione Arti Figurative del CEDAS, uno degli atelier non professionali più presigiosi di Torino, che si sono avvicinati all'arte del dipingere grazie agli insegnamenti della scuola di Sandro Lobalzo, Pippo Ciarlo e Alex Ognianoff.
Giuseppe Arizzio, Franca Bisio, Delfina Brunero, Giuseppe Cerruti, Laura Covolo, Loretta Pasta, Pietro Giorgio Viotto e Giangiorgio Zacà sono gli otto autori selezionati per la mostra da Angelo Mistrangelo e Gian Giorgio Massara, critici di chiara fama.
IMMAGINI E LUCI ATMOSFERICHE
Gli aspetti della pittura figurativa si identificano con una serie di fogli d'acquarello e di alcuni pastelli, che documentano l'impegno di quattro pittori inseriti nella rassegna «Dall'astratto alla favola» allestita nella cornice della Mirafiori Galerie.
Allievo di Pippo Ciarlo e Sandro Lobalzo ai corsi CEDAS, Giuseppe Arizzio propone una scelta di composizioni risolte con la tecnica del pastello, che gli permette di delineare rigorose strutture architettoniche di palazzi e centri storici, come i portici di Avigliana. Il suo discorso appare, quindi, legato a una personale visione dell'ambiente circostante.
Un ambiente che in Franca Bisio è caratterizzato da una limpida interpretazione degli oggetti, dei mazzi di fiori, dei fondi che fanno risaltare l'insieme del tema scelto dalla pittrice per esprimere la propria dimensione umana. Un discorso, il suo, che parte dalla frequentazione dello studio di Guido Bertello, per poi giungere a una espressione improntata da una luminosa definizione della realtà.
In Laura Covolo la rappresentazione è segnata dal tocco dell'acquarello che scandisce nello spazio una brocca o della frutta. La sua pittura è sicuramente frutto di uno studio assiduo, di una seria capacità nel definire i momenti di una figurazione sensibile al valore della luce, di un'esperienza approfondita nell'atelier di Anna Maria Palumbo e di Sandro Lobalzo.
Loretta Pasta, infine, presenta pagine dalla fresca vena narrativa, dove la leggerezza e la trasparenza del colore concorrono a fissare il soggetto della raffigurazione. Una bambola, i ricordi dell'infanzia, un Pierrot, raccontano la storia artistica di Pasta e quel suo ripercorrere gli istanti di una composizione nitida, piacevole, sensibile alla luce atmosferica.
Angelo Mistrangelo
IMPRESSIONI E PAESAGGI
Gli autori che abbiamo scelto di presentare in occasione della mostra organizzata presso Mirafiori Motor Village, sono legati al tema del paesaggio; un paesaggio ora interpretato in modi ancor post-impressionistici, ora reale, con l'invenzione di Fiori d'acciaio nel deserto, con vivaci timbri cromatici rapiti ai mondi extra mediterranei.
Per dovere di anzianità, poiché socio CEDAS dal 1977, ci piace iniziare discorrendo di Giangiorgio Zacà, pittore che si forma preso i maestri Ognianoff e Lobalzo e che s'incanta, nella terra dei Roeri, di fronte al dominante castello di Monteu oppure cerca sulle rive del Sangone i primi cenni della primavera.
E squisitamente figurativa è la produzione di Delfina Brunero, formatasi ancora alla scuola di Guido Bertello, che dipinge Balme sotto la neve inserendosi così nel vasto quadro di oltre quattrocento pittori del ventesimo secolo che sono stati attratti dalle vedute delle valli di Lanzo; parimenti interessanti sono le vedute dell’entroterra Ligure, Bardino, oppure una visione di Capri d'un accecante bianco.
Il mondo e la vita di Giuseppe Cerruti sono bilanciati fra i soggiorni in tutta Europa e quelli in Africa oppure in Estremo Oriente; di qui nascono certe sensibilità cromatiche destinate ad esplodere in una Notte al porto dominata dalla bianchissima luna, nei Danzatori tribali ben giocati fra la presenza dei rossi e dei neri, nella suggestiva immagine femminile L'attesa.
A Giorgio Viotto da alcuni anni dobbiamo l'organizzazione puntuale di molti eventi CEDAS; ora, per la prima volta, vede le proprie opere esposte in una mostra personale. Per i visitatori della mostra sarà una scoperta entrare in modo lieve nel suo mondo fatto di visioni essenziali, di inquietudini, ascoltare il canto delle Donne pazze, leggere la parola "Amore" posta fra una torre ed il cadere lento delle gocce nello spazio volutamente vuoto; surreale dunque.
Molti critici, compreso il maestro Pippo Ciarlo, si sono occupati della produzione di questi pittori ai quali auguriamo un buon successo, poiché manifestano il desiderio di continuare la via, non sempre agevole, del "fare pittura".
Gian Giorgio Massara
Dall'astratto alla favola
Mirafiori Galerie - Mirafiori Motor Village
Piazza Cattaneo, 9 - Torino
4 dicembre - 19 dicembre 2010
Infoline: (+39) 339.3916450
Website: www.cedas.fiat.it
sabato 13 novembre 2010
Protagonisti del Risorgimento
Dal 20 novembre al 5 dicembre l'Archivio di Stato di Torino racconta il Risorgimento italiano attraverso la mostra Protagonisti del Risorgimento. Cimeli, oggetti e documenti dalle Dimore Storiche del Piemonte.
Raccontare il Risorgimento italiano attraverso alcuni suoi protagonisti: uomini che hanno contribuito a realizzare l'Unità d’Italia. Nell'imminenza delle celebrazioni per il 150° anno dell'Unità italiana, gli aspetti inediti dell'avventura risorgimentale vengono evocati con un racconto fatto di storie umane e tesori nascosti: attraverso oltre 150 tra oggetti, documenti, cimeli e testimonianze emerge una trama inedita del Risorgimento italiano, le tante anime segrete di un grande racconto politico e spirituale.
La mostra racconta come il Risorgimento - al di là di idee e concetti politici e sociali - sia stato innanzitutto il prodotto dell'azione di uomini, come tutti gli eventi della storia. Uomini che hanno sognato, pensato, realizzato l'Unità d'Italia, combattendo e versando il sangue per un ideale, un grande obiettivo politico e, prima di tutto, spirituale. In tale quadro viene presentato il ruolo dei piemontesi in questo processo. Gli oggetti, i cimeli, i documenti da loro posseduti e conservati nelle Dimore Storiche mettono sotto la lente della storia, tra pieghe della politica, tutti i contrasti e i moti dell'animo.
Le cinque sezioni della mostra scandiscono personaggi e oggetti, che si susseguono secondo le date salienti del Risorgimento (1821 - 1848 - 1855 - 1859/1861 - 1870). La storia istituzionale e diplomatica, la "grande storia" è collegata alle persone che ne sono state testimoni e protagoniste, da Santorre Santarosa a Massimo d'Azeglio, da Camillo Cavour a Alfonso La Marmora a Vittorio Emanuele II, colti nel momento in cui sono stati protagonisti del loro tempo. Non mancano ricordi di Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Garibaldi e dei tanti rimasti anonimi.
Testimonianze di un'attenta opera di salvaguardia e manutenzione dei beni storici privati, del paesaggio italiano e nello specifico piemontese, le opere esposte provengono dalle collezioni di 45 Dimore Storiche piemontesi e vengono per la prima volta mostrate al pubblico.
Protagonisti del Risorgimento
Cimeli, oggetti e documenti dalle Dimore Storiche del Piemonte
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
20 novembre - 5 dicembre 2010
Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it
Raccontare il Risorgimento italiano attraverso alcuni suoi protagonisti: uomini che hanno contribuito a realizzare l'Unità d’Italia. Nell'imminenza delle celebrazioni per il 150° anno dell'Unità italiana, gli aspetti inediti dell'avventura risorgimentale vengono evocati con un racconto fatto di storie umane e tesori nascosti: attraverso oltre 150 tra oggetti, documenti, cimeli e testimonianze emerge una trama inedita del Risorgimento italiano, le tante anime segrete di un grande racconto politico e spirituale.
La mostra racconta come il Risorgimento - al di là di idee e concetti politici e sociali - sia stato innanzitutto il prodotto dell'azione di uomini, come tutti gli eventi della storia. Uomini che hanno sognato, pensato, realizzato l'Unità d'Italia, combattendo e versando il sangue per un ideale, un grande obiettivo politico e, prima di tutto, spirituale. In tale quadro viene presentato il ruolo dei piemontesi in questo processo. Gli oggetti, i cimeli, i documenti da loro posseduti e conservati nelle Dimore Storiche mettono sotto la lente della storia, tra pieghe della politica, tutti i contrasti e i moti dell'animo.
Le cinque sezioni della mostra scandiscono personaggi e oggetti, che si susseguono secondo le date salienti del Risorgimento (1821 - 1848 - 1855 - 1859/1861 - 1870). La storia istituzionale e diplomatica, la "grande storia" è collegata alle persone che ne sono state testimoni e protagoniste, da Santorre Santarosa a Massimo d'Azeglio, da Camillo Cavour a Alfonso La Marmora a Vittorio Emanuele II, colti nel momento in cui sono stati protagonisti del loro tempo. Non mancano ricordi di Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Garibaldi e dei tanti rimasti anonimi.
Testimonianze di un'attenta opera di salvaguardia e manutenzione dei beni storici privati, del paesaggio italiano e nello specifico piemontese, le opere esposte provengono dalle collezioni di 45 Dimore Storiche piemontesi e vengono per la prima volta mostrate al pubblico.
Protagonisti del Risorgimento
Cimeli, oggetti e documenti dalle Dimore Storiche del Piemonte
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
20 novembre - 5 dicembre 2010
Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it
giovedì 11 novembre 2010
Vittorio Emanuele II. Il Re galantuomo
La mostra, in occasione delle Celebrazioni per i 150° dell’Unità d'Italia, si propone come un percorso della memoria in un momento storico fondamentale per il nostro Paese, attraverso l'esplorazione della vita e delle vicende del principale protagonista del Risorgimento, nella sfera pubblica, come nella dimensione privata, approfondendo le caratteristiche personali, gli aspetti caratteriali, le reazioni emotive, i rapporti.
Il profilo di Vittorio Emanuele II viene tracciato ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita, dall'infanzia al matrimonio con Maria Adelaide, al rapporto con i figli, alle passioni per il cibo e per la caccia, per arrivare a porre l'attenzione sui rapporti istituzionali, politici e militari del Sovrano nella scena europea.
Il percorso espositivo si sviluppa in tre sedi: Castello di Racconigi, Palazzo Reale di Torino e Palazzo Chiablese.
Nel Castello di Racconigi, nelle sale auliche del primo e secondo piano, attraverso gli arredi e i ricordi, viene narrato il periodo di vita di Vittorio che va dall'adolescenza all'ascesa al trono di Sardegna, ponendo particolare attenzione alle figure che ne segnarono l'infanzia, come quella ingombrante del padre Carlo Alberto e del fratello Ferdinando. Vengono ricordati, inoltre, episodi salienti della prima parte della sua vita come il matrimonio con Maria Adelaide, che venne festeggiato proprio in queste sale.
Nel Palazzo Reale, nelle sale auliche e di rappresentanza del primo piano, vengono narrati gli episodi salienti della storia risorgimentale a partire dalla dominazione napoleonica, periodo da cui ebbero inizio le aspirazioni unitarie e i principi libertari. Il percorso espositivo mette in evidenza le figure portanti della storia unitaria: i ministri del Regno di Sardegna (D'Azeglio, Cavour e Rattazzi), gli eroi (Garibaldi) e i regnanti delle corti europee (Napoleone III, Francesco Giuseppe, Pio IX). Nella sala da ballo vengono esposti gli abiti di scena del Nabucco di Giuseppe Verdi della collezione La Scala di Milano, sulle note del suo celebre coro. Nel II piano nobile, all'interno degli stessi appartamenti che furono del sovrano, si snoda un percorso più intimo e privato rivolto alla scoperta dell'uomo Vittorio. Partendo dalla camera da letto della Regina Maria Adelaide, una serie di stanze successive raccontano al visitatore il gusto femminile dell’epoca con l’esposizione di abiti, oggetti personali e gioielli. Le stanze del sovrano (lo studio e la camera da letto per l'occasione restaurata) raccontano gli aspetti privati e personali, come la sua passione per i sigari, il biliardo, la caccia e la guerra. Nella parte finale del percorso vengono tracciati i ritratti degli amatissimi figli e delle loro vite.
Palazzo Chiabese ospita, invece, la sezione sulle guerre d'indipendenza italiana. Vengono presentati i diorami delle più importanti battaglie, uniti all'esposizione di armi, armature, documenti e dipinti.
Le oltre 100 opere esposte si integrano perfettamente con i materiali, gli arredi e gli oggetti già presenti nei percorsi espositivi . Da segnalare l'eccezionalità della presenza dello Statuto Albertino, dell'unica divisa militare indossata da Vittorio Emanuele II nella celebre battaglia di Solferino, oltre all'originale del Trattato di Vienna ed il Registro originale dei partecipanti allo sbarco dei Mille.
Vittorio Emanuele II. Il Re galantuomo
Palazzo Reale di Torino
Piazzetta Reale - Torino
2 ottobre 2010 - 6 marzo 2011
Infoline: (+39) 011.4369213
Website: www.fondazionednart.it
Il profilo di Vittorio Emanuele II viene tracciato ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita, dall'infanzia al matrimonio con Maria Adelaide, al rapporto con i figli, alle passioni per il cibo e per la caccia, per arrivare a porre l'attenzione sui rapporti istituzionali, politici e militari del Sovrano nella scena europea.
Il percorso espositivo si sviluppa in tre sedi: Castello di Racconigi, Palazzo Reale di Torino e Palazzo Chiablese.
Nel Castello di Racconigi, nelle sale auliche del primo e secondo piano, attraverso gli arredi e i ricordi, viene narrato il periodo di vita di Vittorio che va dall'adolescenza all'ascesa al trono di Sardegna, ponendo particolare attenzione alle figure che ne segnarono l'infanzia, come quella ingombrante del padre Carlo Alberto e del fratello Ferdinando. Vengono ricordati, inoltre, episodi salienti della prima parte della sua vita come il matrimonio con Maria Adelaide, che venne festeggiato proprio in queste sale.
Nel Palazzo Reale, nelle sale auliche e di rappresentanza del primo piano, vengono narrati gli episodi salienti della storia risorgimentale a partire dalla dominazione napoleonica, periodo da cui ebbero inizio le aspirazioni unitarie e i principi libertari. Il percorso espositivo mette in evidenza le figure portanti della storia unitaria: i ministri del Regno di Sardegna (D'Azeglio, Cavour e Rattazzi), gli eroi (Garibaldi) e i regnanti delle corti europee (Napoleone III, Francesco Giuseppe, Pio IX). Nella sala da ballo vengono esposti gli abiti di scena del Nabucco di Giuseppe Verdi della collezione La Scala di Milano, sulle note del suo celebre coro. Nel II piano nobile, all'interno degli stessi appartamenti che furono del sovrano, si snoda un percorso più intimo e privato rivolto alla scoperta dell'uomo Vittorio. Partendo dalla camera da letto della Regina Maria Adelaide, una serie di stanze successive raccontano al visitatore il gusto femminile dell’epoca con l’esposizione di abiti, oggetti personali e gioielli. Le stanze del sovrano (lo studio e la camera da letto per l'occasione restaurata) raccontano gli aspetti privati e personali, come la sua passione per i sigari, il biliardo, la caccia e la guerra. Nella parte finale del percorso vengono tracciati i ritratti degli amatissimi figli e delle loro vite.
Palazzo Chiabese ospita, invece, la sezione sulle guerre d'indipendenza italiana. Vengono presentati i diorami delle più importanti battaglie, uniti all'esposizione di armi, armature, documenti e dipinti.
Le oltre 100 opere esposte si integrano perfettamente con i materiali, gli arredi e gli oggetti già presenti nei percorsi espositivi . Da segnalare l'eccezionalità della presenza dello Statuto Albertino, dell'unica divisa militare indossata da Vittorio Emanuele II nella celebre battaglia di Solferino, oltre all'originale del Trattato di Vienna ed il Registro originale dei partecipanti allo sbarco dei Mille.
Vittorio Emanuele II. Il Re galantuomo
Palazzo Reale di Torino
Piazzetta Reale - Torino
2 ottobre 2010 - 6 marzo 2011
Infoline: (+39) 011.4369213
Website: www.fondazionednart.it
domenica 7 novembre 2010
China Power Station
Dopo Oslo, Londra e Lussemburgo, il 7 novembre approda a Torino la mostra China Power Station. Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley con nuove opere e un nuovo allestimento all'interno della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. L'esposizione, curata da Julia Peyton Jones, Gunnar B. Kvaran e Hans Ulrich Obrist, presenta l'esplosione creativa dell'arte contemporanea cinese.
L'indagine sul collezionismo porta a Torino un nuovo tipo di mecenatismo quello della collezione Astrup Fearnley: che produce interamente una mostra come China Power Station e poi decide di acquistarla e farla diventare così parte della sua collezione permanente che ha sede nel museo Astrup Fearnley Museum of Modern Art a Oslo, in Norvegia.
In mostra le opere di una generazione di artisti d'avanguardia come Cai Guo-Qiang e Huang Yong Ping, insieme con la nuova generazione di artisti post Mao nati tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, tra cui Cao Fei, Liu Wei, Yang Fudong, Sun Xun, Zhang Ding. Molte delle opere, create fra il 2005 e il 2007, testimoniano la creatività di coloro che oggi stanno aprendo nuovi territori per l'arte contemporanea cinese e internazionale.
Installazioni, film, sculture, fotografie, grafica al computer e pittura le cui diverse tematiche narrano di soggetti di valenza universale come politica e potere, realtà e aleatorietà dell'identità, storia, memoria e nostalgia. Altre opere, invece, si rifanno a nozioni più astratte come il tempo, l'imponderabilità, il caso e l'illusione.
China Power Station
Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
Via Nizza, 230 - Torino
7 novembre 2010- 27 febbraio 2011
PROROGATA AL 27 MARZO 2011
Infoline: (+39) 011.0062713
Website: www.pinacoteca-agnelli.it
L'indagine sul collezionismo porta a Torino un nuovo tipo di mecenatismo quello della collezione Astrup Fearnley: che produce interamente una mostra come China Power Station e poi decide di acquistarla e farla diventare così parte della sua collezione permanente che ha sede nel museo Astrup Fearnley Museum of Modern Art a Oslo, in Norvegia.
In mostra le opere di una generazione di artisti d'avanguardia come Cai Guo-Qiang e Huang Yong Ping, insieme con la nuova generazione di artisti post Mao nati tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, tra cui Cao Fei, Liu Wei, Yang Fudong, Sun Xun, Zhang Ding. Molte delle opere, create fra il 2005 e il 2007, testimoniano la creatività di coloro che oggi stanno aprendo nuovi territori per l'arte contemporanea cinese e internazionale.
Installazioni, film, sculture, fotografie, grafica al computer e pittura le cui diverse tematiche narrano di soggetti di valenza universale come politica e potere, realtà e aleatorietà dell'identità, storia, memoria e nostalgia. Altre opere, invece, si rifanno a nozioni più astratte come il tempo, l'imponderabilità, il caso e l'illusione.
China Power Station
Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
Via Nizza, 230 - Torino
7 novembre 2010- 27 febbraio 2011
PROROGATA AL 27 MARZO 2011
Infoline: (+39) 011.0062713
Website: www.pinacoteca-agnelli.it
martedì 2 novembre 2010
Luci d'Artista 2010
Torino, uno dei maggiori centri europei dell'arte contemporanea, si trasforma anche quest'anno in un museo a cielo aperto, grazie alla sorprendente interazione tra arte e paesaggio urbano attraverso l'impiego della luce.
Ventuno installazioni legate dal comune denominatore dell'utilizzo della luce artificiale, una "materia-non materia" dal fascino indiscutibile, dallo straordinario valore evocativo e comunicativo. Artisti di fama internazionale, molto diversi tra loro per generazione, frequentazioni culturali, orientamenti e nazionalità, uniti da questa grande esperienza.
Novità della presente edizione Tobias Rehberger rielabora con My noon una grande versione luminosa di un orologio digitale che scandisce il tempo che passa. Altre due le nuove opere: Cristallizzazione sospesa di Carlo Bernardini, Bwindi Light Masks di Richi Ferrero. In prestito dalla Città di Lione Ressort et Tortillons di Cie Leblanc.
Luci d'Artista apre la stagione dell'arte contemporanea il 3 novembre 2010 e si conclude il 16 gennaio 2011. Le opere di Daniel Buren, Marco Gastini, Rebecca Horn, Joseph Kosuth, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio verranno poi riaccese per illuminare la città in onore del 150° anniversario dell'Unità d'Italia dal 17 marzo fino alla fine di giugno 2011.
Gli artisti, le installazioni e i luoghi:
1) Carlo Bernardini - Cristallizzazione sospesa
cortile Palazzo Bertalazone - via san Franceso d'Assisi
2) Daniel Buren - Tappeto Volante
piazza Palazzo di Città
3) Francesco Casorati - Volo su…
via Garibaldi
4) Nicola De Maria - Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime
piazza San Carlo
5) Richi Ferrero - Bwindi Light Masks
cortile Palazzo Chiablese
6) Marco Gastini - L'energia che unisce si espande nel blu
Galleria Subalpina
7) Carmelo Giammello - Planetario
via Pietro Micca
8) Rebecca Horn - Piccoli Spiriti Blu
Monte dei Cappuccini
9) Joseph Kosuth - Doppio Passaggio (Torino)
Murazzi
10) Cie Leblanc - Ressorts et Tortillons
piazza Carlo Felice
11) Qingyum Ma - Neongraphy
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane)
12) Luigi Mainolfi - Luì e l'arte di andare nel bosco
via Lagrange
13) Mario Merz - Il volo dei numeri
Mole Antonelliana
14) Mario Molinari - Concerto di parole
Giardini Reali
15) Luigi Nervo - Vento solare
Piazzetta Mollino
16) Domenico Luca Pannoli - L'amore non fa rumore
via S. Francesco d'Assisi da via P. Micca a via Prati
17) Giulio Paolini - Palomar
via Po
18) Michelangelo Pistoletto - Amare le differenze
Porta Palazzo
19) Tobias Rehberger - My noon
piazza Castello
20) Luigi Stoisa - Noi
via Roma
21) Gilberto Zorio - Luce fontana ruota
Laghetto di Italia '61
Luci d'Artista 2010
Vie della città - Torino
3 novembre 2010 - 16 gennaio 2011
Infoline: (+39) 011.535181
Website: www.contemporarytorinopiemonte.it
Ventuno installazioni legate dal comune denominatore dell'utilizzo della luce artificiale, una "materia-non materia" dal fascino indiscutibile, dallo straordinario valore evocativo e comunicativo. Artisti di fama internazionale, molto diversi tra loro per generazione, frequentazioni culturali, orientamenti e nazionalità, uniti da questa grande esperienza.
Novità della presente edizione Tobias Rehberger rielabora con My noon una grande versione luminosa di un orologio digitale che scandisce il tempo che passa. Altre due le nuove opere: Cristallizzazione sospesa di Carlo Bernardini, Bwindi Light Masks di Richi Ferrero. In prestito dalla Città di Lione Ressort et Tortillons di Cie Leblanc.
Luci d'Artista apre la stagione dell'arte contemporanea il 3 novembre 2010 e si conclude il 16 gennaio 2011. Le opere di Daniel Buren, Marco Gastini, Rebecca Horn, Joseph Kosuth, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio verranno poi riaccese per illuminare la città in onore del 150° anniversario dell'Unità d'Italia dal 17 marzo fino alla fine di giugno 2011.
Gli artisti, le installazioni e i luoghi:
1) Carlo Bernardini - Cristallizzazione sospesa
cortile Palazzo Bertalazone - via san Franceso d'Assisi
2) Daniel Buren - Tappeto Volante
piazza Palazzo di Città
3) Francesco Casorati - Volo su…
via Garibaldi
4) Nicola De Maria - Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime
piazza San Carlo
5) Richi Ferrero - Bwindi Light Masks
cortile Palazzo Chiablese
6) Marco Gastini - L'energia che unisce si espande nel blu
Galleria Subalpina
7) Carmelo Giammello - Planetario
via Pietro Micca
8) Rebecca Horn - Piccoli Spiriti Blu
Monte dei Cappuccini
9) Joseph Kosuth - Doppio Passaggio (Torino)
Murazzi
10) Cie Leblanc - Ressorts et Tortillons
piazza Carlo Felice
11) Qingyum Ma - Neongraphy
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (via Modane)
12) Luigi Mainolfi - Luì e l'arte di andare nel bosco
via Lagrange
13) Mario Merz - Il volo dei numeri
Mole Antonelliana
14) Mario Molinari - Concerto di parole
Giardini Reali
15) Luigi Nervo - Vento solare
Piazzetta Mollino
16) Domenico Luca Pannoli - L'amore non fa rumore
via S. Francesco d'Assisi da via P. Micca a via Prati
17) Giulio Paolini - Palomar
via Po
18) Michelangelo Pistoletto - Amare le differenze
Porta Palazzo
19) Tobias Rehberger - My noon
piazza Castello
20) Luigi Stoisa - Noi
via Roma
21) Gilberto Zorio - Luce fontana ruota
Laghetto di Italia '61
Luci d'Artista 2010
Vie della città - Torino
3 novembre 2010 - 16 gennaio 2011
Infoline: (+39) 011.535181
Website: www.contemporarytorinopiemonte.it
venerdì 29 ottobre 2010
Roberto Guariniello. Torino in un caffè
Prendete tempo, non affannatevi!
Guardate con calma questi piccoli tocchi di colore che irradiano una luce per certi versi irreale.
Lasciate che l’atmosfera vi rapisca, che suoni, luci e aromi attivino le vostre emozioni.
Siamo nei Caffè più belli di Torino, quelli con più storia e fascino. Ci stiamo entrando o siamo già seduti ad ammirarne le sale decorate.
Oppure stiamo solo cercando di capire come il miracolo della pittura si rinnova nella semplice ma affascinante arte di Roberto Guariniello, artista gentile e sensibile e al tempo stesso straordinariamente efficace nel restituire la magia che la tradizione dei Caffè torinesi riesce sempre a creare.
Immagini fatte di colori e profumi da gustare con calma.
Proprio come un buon caffè.
Roberto Guariniello. Torino in un caffè
Caffè Fiorio
Via Po, 8 - Torino
29 ottobre - 29 novembre 2010
Infoline: (+39) 340.2981803
Website: www.guariniello.com
Guardate con calma questi piccoli tocchi di colore che irradiano una luce per certi versi irreale.
Lasciate che l’atmosfera vi rapisca, che suoni, luci e aromi attivino le vostre emozioni.
Siamo nei Caffè più belli di Torino, quelli con più storia e fascino. Ci stiamo entrando o siamo già seduti ad ammirarne le sale decorate.
Oppure stiamo solo cercando di capire come il miracolo della pittura si rinnova nella semplice ma affascinante arte di Roberto Guariniello, artista gentile e sensibile e al tempo stesso straordinariamente efficace nel restituire la magia che la tradizione dei Caffè torinesi riesce sempre a creare.
Immagini fatte di colori e profumi da gustare con calma.
Proprio come un buon caffè.
Roberto Guariniello. Torino in un caffè
Caffè Fiorio
Via Po, 8 - Torino
29 ottobre - 29 novembre 2010
Infoline: (+39) 340.2981803
Website: www.guariniello.com
lunedì 25 ottobre 2010
Be Square! GAM
In occasione dell'inaugurazione delle nuove mostre autunnali, la GAM- Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta al pubblico Be Square! GAM, un progetto ideato e realizzato dall'artista Antonio Riello con la collaborazione di Gianluca Marziani.
L'obiettivo è celebrare il "fattore umano" di un museo attraverso la vestizione dell'intero staff con una divisa che indaga e celebra l'identità collettiva utilizzando una stoffa disegnata appositamente dall'artista. I colori utilizzati e la struttura del materiale presentano alterazioni e piccoli errori che rappresentano la differenza, la frammentazione, la percezione alterata di un sentire collettivo. Elemento fondamentale è l'ideazione e la realizzazione di volta in volta di uno specifico Tartan, il classico pattern scozzese sinonimo di una precisa appartenenza, che con la sua elegante squadratura da sempre evoca una certa idea, quasi ipnotica, di "tranquillo benessere domestico".
La GAM di Torino è l'unica realtà museale italiana a partecipare a Be Square!, un progetto itinerante che ha già coinvolto in precedenza due importanti musei di arte contemporanea come la Kunsthalle di Vienna nel 2007 e il Baltic di Gateshead/Newcastle nel gennaio 2009 e che prevede la futura partecipazione di altri musei di rilevanza internazionale.
Antonio Riello ha utilizzato per Torino i colori delle due squadre di calcio della città - il rosso granata, il bianco ed il nero - e i colori dello stemma della città - l'azzurro e il giallo oro – nonché una piccolissima quantità di verde - rimando al tricolore - per ricordare indirettamente il ruolo di Torino nel processo di unità nazionale ma anche rimando alla numerosa comunità islamica che costituisce una importante componente etnica dell’identità torinese contemporanea. Su questo concetto l’artista ne ha realizzato due versioni, in materiali diversi: uno per il tessuto utilizzato per gli abiti e un altro per la realizzazione della "sciarpa-catalogo".
Il progetto è stato inaugurato sabato 23 ottobre con la vestizione di tutto il personale di sala e degli uffici, del direttore del museo e della presidente. Il personale della GAM continuerà ad indossare la divisa anche nei successivi mesi di novembre e dicembre 2010. Gli abiti sono stati disegnati dall’artista tenendo conto delle esigenze ergonomiche e pratiche di chi lavora alla GAM, una sorta di "workwear for intellectual workers".
La sciarpa con etichetta personalizzata, è un'idea alternativa al catalogo, a rappresentare la collaborazione tra Antonio Riello e la GAM. Una sorta di "pezzetto di mostra" e un vero e proprio "wereable catalogue" destinato al pubblico, celebrando ironicamente il feticismo latente dei visitatori dei musei. In questo caso per GAM è stata disegnata e realizzata una sciarpa con una versione particolare di TartanTorino che fa appunto parte a tutti gli effetti dell'outfit dello staff, ma diventa anche "catalogo indossabile" del progetto.
Be Square! GAM
GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 - Torino
Dal 22 ottobre
Infoline: (+39) 011. 4429518
Website: www.gamtorino.it
L'obiettivo è celebrare il "fattore umano" di un museo attraverso la vestizione dell'intero staff con una divisa che indaga e celebra l'identità collettiva utilizzando una stoffa disegnata appositamente dall'artista. I colori utilizzati e la struttura del materiale presentano alterazioni e piccoli errori che rappresentano la differenza, la frammentazione, la percezione alterata di un sentire collettivo. Elemento fondamentale è l'ideazione e la realizzazione di volta in volta di uno specifico Tartan, il classico pattern scozzese sinonimo di una precisa appartenenza, che con la sua elegante squadratura da sempre evoca una certa idea, quasi ipnotica, di "tranquillo benessere domestico".
La GAM di Torino è l'unica realtà museale italiana a partecipare a Be Square!, un progetto itinerante che ha già coinvolto in precedenza due importanti musei di arte contemporanea come la Kunsthalle di Vienna nel 2007 e il Baltic di Gateshead/Newcastle nel gennaio 2009 e che prevede la futura partecipazione di altri musei di rilevanza internazionale.
Antonio Riello ha utilizzato per Torino i colori delle due squadre di calcio della città - il rosso granata, il bianco ed il nero - e i colori dello stemma della città - l'azzurro e il giallo oro – nonché una piccolissima quantità di verde - rimando al tricolore - per ricordare indirettamente il ruolo di Torino nel processo di unità nazionale ma anche rimando alla numerosa comunità islamica che costituisce una importante componente etnica dell’identità torinese contemporanea. Su questo concetto l’artista ne ha realizzato due versioni, in materiali diversi: uno per il tessuto utilizzato per gli abiti e un altro per la realizzazione della "sciarpa-catalogo".
Il progetto è stato inaugurato sabato 23 ottobre con la vestizione di tutto il personale di sala e degli uffici, del direttore del museo e della presidente. Il personale della GAM continuerà ad indossare la divisa anche nei successivi mesi di novembre e dicembre 2010. Gli abiti sono stati disegnati dall’artista tenendo conto delle esigenze ergonomiche e pratiche di chi lavora alla GAM, una sorta di "workwear for intellectual workers".
La sciarpa con etichetta personalizzata, è un'idea alternativa al catalogo, a rappresentare la collaborazione tra Antonio Riello e la GAM. Una sorta di "pezzetto di mostra" e un vero e proprio "wereable catalogue" destinato al pubblico, celebrando ironicamente il feticismo latente dei visitatori dei musei. In questo caso per GAM è stata disegnata e realizzata una sciarpa con una versione particolare di TartanTorino che fa appunto parte a tutti gli effetti dell'outfit dello staff, ma diventa anche "catalogo indossabile" del progetto.
Be Square! GAM
GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 - Torino
Dal 22 ottobre
Infoline: (+39) 011. 4429518
Website: www.gamtorino.it
mercoledì 29 settembre 2010
Diversamente vivi
Chi ha paura dei morti viventi? Vampiri e fantasmi, mummie e più di recente gli zombi, hanno popolato gli scaffali del romanzo e del fumetto, e gli schermi del cinema e poi della televisione e del videogioco, per tutto il Novecento e oltre.
Dal 30 settembre 2010 al 9 gennaio 2011 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la mostra Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi, a cura di Peppino Ortoleva. Un'incursione cinematografica, artistica e letteraria sulla mitologia dei "morti viventi", figure di un universo emotivo e mitico fatto insieme di paura e di attrazione.
Non si tratta soltanto di un genere: l'horror, è vero, predomina con le sue storie di malvagità indicibili e tormenti peggiori della morte, ma non sono mancate, a più riprese, storie di fantasmi e ora anche di vampiri di tono romantico, nostalgico, spesso struggente. Per non parlare dei non morti da ridere, antichi come il cinema e anche di più. La mostra ci accompagna in un viaggio nella paura che queste storie ci ispirano e nell'attrazione che i miti dei morti viventi esercitano su di noi. E ci guida attraverso il più inquietante dei confini, quello che separa la vita da ciò che ci attende al di là.
All'interno, il percorso si apre con i vampiri, che dal mito fondatore di Dracula si spingono sino alla popolarissima saga contemporanea di Twilight, per poi passare alle storie di fantasmi, alle mummie e, in conclusione, ai racconti popolati dagli zombi, che rappresentano le più recenti e pervasive incarnazioni della mitologia degli esseri non ancora morti ma neppure più vivi.
Sulla rampa elicoidale della Mole Antonelliana trovano posto trenta manifesti cinematografici originali di diverse epoche, tutti provenienti dalle collezioni del museo, a completamento di un percorso narrativo-riflessivo composto da foto di scena, riproduzioni di dipinti, documenti storici, fotosoggetti originali e brevi testi introduttivi.
Due installazioni video ripropongono le più famose sequenze tratte dai capisaldi dei film di genere, mentre l'intero percorso è movimentato da sorprendenti ed evocativi interventi scenografici, ideati da Elena D'Agnolo Vallan e Marco Ostini, che si avvalgono tra l'altro dei suggestivi effetti speciali creati da uno dei maggiori specialisti del settore, il torinese Michele Guaschino.
Ad accompagnare la mostra, un volume di Giulia Carluccio e dell'organizzatore della mostra Peppino Ortoleva, studioso di comunicazione e cultura di massa, in libreria dal 13 ottobre 2010 per Il Castoro.
Diversamente vivi
Zombi, vampiri, mummie, fantasmi
Museo Nazionale del Cinema di Torino
Via Montebello, 20 - Torino
30 settembre 2010 - 9 gennaio 2011
Infoline: (+39) 011.2178540
Website: www.museonazionaledelcinema.it
Dal 30 settembre 2010 al 9 gennaio 2011 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la mostra Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi, a cura di Peppino Ortoleva. Un'incursione cinematografica, artistica e letteraria sulla mitologia dei "morti viventi", figure di un universo emotivo e mitico fatto insieme di paura e di attrazione.
Non si tratta soltanto di un genere: l'horror, è vero, predomina con le sue storie di malvagità indicibili e tormenti peggiori della morte, ma non sono mancate, a più riprese, storie di fantasmi e ora anche di vampiri di tono romantico, nostalgico, spesso struggente. Per non parlare dei non morti da ridere, antichi come il cinema e anche di più. La mostra ci accompagna in un viaggio nella paura che queste storie ci ispirano e nell'attrazione che i miti dei morti viventi esercitano su di noi. E ci guida attraverso il più inquietante dei confini, quello che separa la vita da ciò che ci attende al di là.
All'interno, il percorso si apre con i vampiri, che dal mito fondatore di Dracula si spingono sino alla popolarissima saga contemporanea di Twilight, per poi passare alle storie di fantasmi, alle mummie e, in conclusione, ai racconti popolati dagli zombi, che rappresentano le più recenti e pervasive incarnazioni della mitologia degli esseri non ancora morti ma neppure più vivi.
Sulla rampa elicoidale della Mole Antonelliana trovano posto trenta manifesti cinematografici originali di diverse epoche, tutti provenienti dalle collezioni del museo, a completamento di un percorso narrativo-riflessivo composto da foto di scena, riproduzioni di dipinti, documenti storici, fotosoggetti originali e brevi testi introduttivi.
Due installazioni video ripropongono le più famose sequenze tratte dai capisaldi dei film di genere, mentre l'intero percorso è movimentato da sorprendenti ed evocativi interventi scenografici, ideati da Elena D'Agnolo Vallan e Marco Ostini, che si avvalgono tra l'altro dei suggestivi effetti speciali creati da uno dei maggiori specialisti del settore, il torinese Michele Guaschino.
Ad accompagnare la mostra, un volume di Giulia Carluccio e dell'organizzatore della mostra Peppino Ortoleva, studioso di comunicazione e cultura di massa, in libreria dal 13 ottobre 2010 per Il Castoro.
Diversamente vivi
Zombi, vampiri, mummie, fantasmi
Museo Nazionale del Cinema di Torino
Via Montebello, 20 - Torino
30 settembre 2010 - 9 gennaio 2011
Infoline: (+39) 011.2178540
Website: www.museonazionaledelcinema.it
mercoledì 21 luglio 2010
Le Macchine della Meraviglia
Dal 22 luglio al 7 novembre la Reggia di Venaria rende omaggio alle origini del cinema con la mostra Le Macchine della Meraviglia. Lanterne magiche e film dipinto, 400 anni di cinema. Un suggestivo racconto per immagini sulla lanterna magica e i suoi legami con il cinema e con l'arte d'avanguardia: accanto a rari vetri del Settecento e dell'Ottocento, sono presentati film di cineasti che hanno reso omaggio al progenitore della macchina cinematografica e alcune opere e installazioni di importanti artisti contemporanei, come Anthony McCall, Ugo Nespolo e Bill Viola, che a esso si sono ispirati o che ne rievocano le immagini.
La mostra offre l'opportunità di ammirare le più belle collezioni al mondo di vetri per lanterna magica, provenienti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, dalla Cinémathèque française di Parigi e da altri importanti istituzioni e collezionisti. Per oltre tre secoli ogni sorta di soggetto è stato illuminato dalla lanterna magica, il meraviglioso strumento ottico inventato nel 1659 dall'astronomo olandese Christiaan Huygens, che permise, per la prima volta nella storia dell'umanità, di proiettare su uno schermo immagini fisse e animate.
La lanterna magica spaventava, stupiva, divertiva ma al contempo era anche un potente mezzo educativo e divulgativo. Le sue proiezioni luminose hanno influenzato i primi cineasti della storia del cinema (i fratelli Lumière, Georges Méliès, Ferdinand Zecca e Segundo de Chomón), per poi incantare autori classici (come François Truffaut, Ingmar Bergman e Federico Fellini) e rivivere nei fotogrammi dipinti del cinema sperimentale di ieri e di oggi (Len Lye, Norman McLaren, Stan Brakhage, Luigi Veronesi, Cioni Carpi e altri ancora).
La mostra è suddivisa in dieci sezioni tematiche, la prima delle quali dedicata alla tradizione della lanterna magica in casa Bracci Testasecca: dalla seconda metà dell'Ottocento sino ai giorni nostri lo spettacolo è proseguito immutato e ha superato indenne l'avvento del cinema, della televisione e dell'immagine elettronica.
Dopo il successo parigino, l'esposizione giunge ampliata e modificata per il pubblico italiano nella prestigiosa sede della Reggia di Venaria ed è accompagnata da numerosi eventi e attività collaterali: una rassegna di spettacoli di lanterna magica realizzati dai più rinomati "lanternisti", un ciclo di proiezioni e workshop organizzati dal Museo Nazionale del Cinema e dal DAMS dell'Università di Torino sul cinema d'avanguardia e sperimentale, un omaggio al cinema d'animazione italiano contemporaneo, con particolare riferimento alla tecnica della pittura diretta su pellicola.
Le Macchine della Meraviglia
Lanterne magiche e film dipinto, 400 anni di cinema
Le Sale delle Arti, Piani Alti della Reggia
Venaria Reale - Torino
22 luglio - 7 novembre 2010
PROROGATA AL 9 GENNAIO 2011
Infoline: (+39) 011.4992333
Website: www.lavenaria.it
La mostra offre l'opportunità di ammirare le più belle collezioni al mondo di vetri per lanterna magica, provenienti dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, dalla Cinémathèque française di Parigi e da altri importanti istituzioni e collezionisti. Per oltre tre secoli ogni sorta di soggetto è stato illuminato dalla lanterna magica, il meraviglioso strumento ottico inventato nel 1659 dall'astronomo olandese Christiaan Huygens, che permise, per la prima volta nella storia dell'umanità, di proiettare su uno schermo immagini fisse e animate.
La lanterna magica spaventava, stupiva, divertiva ma al contempo era anche un potente mezzo educativo e divulgativo. Le sue proiezioni luminose hanno influenzato i primi cineasti della storia del cinema (i fratelli Lumière, Georges Méliès, Ferdinand Zecca e Segundo de Chomón), per poi incantare autori classici (come François Truffaut, Ingmar Bergman e Federico Fellini) e rivivere nei fotogrammi dipinti del cinema sperimentale di ieri e di oggi (Len Lye, Norman McLaren, Stan Brakhage, Luigi Veronesi, Cioni Carpi e altri ancora).
La mostra è suddivisa in dieci sezioni tematiche, la prima delle quali dedicata alla tradizione della lanterna magica in casa Bracci Testasecca: dalla seconda metà dell'Ottocento sino ai giorni nostri lo spettacolo è proseguito immutato e ha superato indenne l'avvento del cinema, della televisione e dell'immagine elettronica.
Dopo il successo parigino, l'esposizione giunge ampliata e modificata per il pubblico italiano nella prestigiosa sede della Reggia di Venaria ed è accompagnata da numerosi eventi e attività collaterali: una rassegna di spettacoli di lanterna magica realizzati dai più rinomati "lanternisti", un ciclo di proiezioni e workshop organizzati dal Museo Nazionale del Cinema e dal DAMS dell'Università di Torino sul cinema d'avanguardia e sperimentale, un omaggio al cinema d'animazione italiano contemporaneo, con particolare riferimento alla tecnica della pittura diretta su pellicola.
Le Macchine della Meraviglia
Lanterne magiche e film dipinto, 400 anni di cinema
Le Sale delle Arti, Piani Alti della Reggia
Venaria Reale - Torino
22 luglio - 7 novembre 2010
PROROGATA AL 9 GENNAIO 2011
Infoline: (+39) 011.4992333
Website: www.lavenaria.it
Iscriviti a:
Post (Atom)














