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domenica 4 gennaio 2015

San Sebastiano. Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600

San Sebastiano. Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600
A pochi chilometri da Torino, dal 5 ottobre 2014 all'8 marzo 2015, il Castello di Mirandolo ospita la mostra San Sebastiano. Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600 dedicata ad approfondire l'iconografia del santo in un perfetto accordo tra fede, devozione, spiritualità e raffigurazione.

Sebastiano, giovane soldato convertitosi al cristianesimo, subisce condanna a morte dall'imperatore Diocleziano. Nulla però possono le frecce: esse trafiggono il suo corpo ma non scalfiscono la sua bellezza, la sua fede, la sua integrità fisica e morale. Affidato alle cure della pia Irene, presto Sebastiano torna fieramente a proclamare il suo credo cosicché Diocleziano lo imprigiona nuovamente, facendolo flagellare, percuotere sino alla morte e gettando, per disprezzo, il suo corpo nella Cloaca Massima.

Curata da Vittorio Sgarbi, l'esposizione propone un eccezionale percorso espositivo di 45 opere di capitale importanza e suggestione, provenienti da prestigiose istituzioni museali italiane e collezioni private internazionali.

La mostra offre un excursus dentro quasi tre secoli, operando affascinanti confronti sul soggetto: il medesimo artista che adotta differenti soluzioni formali, pose e ambientazioni in anni ravvicinati letti da artisti diversi, materiali differenti e modellati per capirne cambiamenti e intenti devozionali e di fama della figura del santo da nord a sud. Un percorso che dalla seconda metà del Quattrocento giunge agli albori del Settecento, contemplando assoluti capolavori: da Andrea della Robbia che modella l'anatomia del giovane Sebastiano con grande raffinatezza, si prosegue con uno sguardo nella Venezia del Quattrocento, fino ad arrivare al solitario e splendido San Sebastiano di Tiziano.

La purezza dell'anima e l'incrollabile fede si specchiano nella sublime bellezza del giovane corpo di Sebastiano, che rimanda a quello dell'antico Apollo pagano, ma che nella figura del martire si riveste di sacralità e di una luce di eternità. È proprio l'aurea di bellezza e intimo splendore che avvolge il corpo virile e nudo di Sebastiano ad aver catturato l'attenzione di tutti i più grandi artisti, dal Rinascimento ai giorni nostri, che nel desiderio di sperimentare nuove accezioni del nudo maschile, partendo dai canoni classici, si sono cimentati nella raffigurazione del santo.


San Sebastiano.
Bellezza e integrità nell'arte tra '400 e '600
Castello di Mirandola
Via Cordonata, 2 - San Secondo di Pinerolo (TO)
5 ottobre 2014 - 8 marzo 2015

Infoline: (+39) 0121.376545
Website: www.fondazionecosso.com

venerdì 2 gennaio 2015

Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica

Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica
Dal 21 novembre 2014 al 22 febbraio 2015, il MAO - Museo di Arte Orientale di Torino celebra l'anno cinese del Cavallo con la mostra Cavalli Celesti. Raffigurazioni equestri nella Cina antica, un'esposizione che intende esplorare l'importanza delle rappresentazioni equestri nell'arte e nella cultura della Cina antica.

I cavalli sono stati un simbolo di status sociale forte per l'élite cinese di ogni epoca e uno dei soggetti più rappresentati nell'arte della Cina imperiale. Emblemi di nobiltà, eleganza, velocità e potenza, si sono arricchiti nel corso del tempo di valenze soprannaturali ammantate di resoconti leggendari.

Attraverso quarantacinque opere provenienti dalle collezioni del museo e da una collezione privata torinese, la mostra approfondisce l'importanza della figura del cavallo nell'arte e nella cultura della Cina antica mediante elementi arcaici di bardature e di carri (XI sec. a.C. - II sec. d.C.), raffigurazioni bidimensionali (II sec. a.C. - I sec. d.C.) e soprattutto spettacolari statuine funerarie a tutto tondo dalla dinastia Han (206 a.C. - 220 d.C.) alla dinastia Tang (618-907 d.C.). Si tratta in gran parte di sculture in terracotta dipinta e invetriata, dove i cavalli appaiono soli o in rapporto dinamico con il cavaliere, colorati e arricchiti di dettagli a seconda della funzione che l'immagine doveva evocare e rendere viva.

Il percorso espositivo è articolato in sette sezioni che corrispondono a diversi ambiti tematici: dalla guerra, al commercio, allo svago, fino all'evoluzione delle forme sociali tra gli Han e i Tang. Molti sono gli aspetti di storia e di civiltà che si intrecciano in questo itinerario: a partire dalla fine del IV secolo a.C. l'adozione della cavalleria fu fondamento per la costituzione dell'Impero; l’apertura della cosiddetta "Via della Seta" sotto la dinastia Han ebbe tra i suoi motori principali la ricerca nelle regioni occidentali di cavalli più grandi e più potenti.

Cavalli Celesti. 
Raffigurazioni equestri nella Cina antica
MAO - Museo di Arte Orientale
Via San Domenico, 11 - Torino
21 novembre 2014 - 22 febbraio 2015

Infoline: (+39) 011.4436927
Website: www.maotorino.it

giovedì 1 gennaio 2015

Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis

Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis
A Torino dal 3 ottobre 2014 al 15 febbraio 2015, nel centralissimo Palazzo Chiablese, la mostra Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko. Capolavori dalla collezione Costakis presenta un nucleo fondamentale dell'eccezionale collezione d'Avanguardia russa di George Costaki, per la prima volta in Italia dal Museo Statale d'Arte Contemporanea di Salonicco.

La mostra  racconta l'arte sperimentale russa del primo Novecento e la storia dell'uomo che l'ha salvata, sfidando i divieti e gli ostracismi del regime stalinista. Nella Mosca degli anni immediatamente seguenti la Seconda Guerra Mondiale, George Costaki decise di raccogliere metodicamente testimonianze dell'arte sperimentale russa d'inizio secolo, salvando dalla distruzione e dall'oblio questa componente vitale della cultura del Novecento.

Con circa trecento opere esposte - tra cui dipinti, guaches e acquarelli, lavori d'arte applicata, documenti e un nucleo di un centinaio di disegni sull'architettura costruttivista - la mostra si propone come una vera e propria esposizione enciclopedica dell'Avanguardia russa, rappresentativa di tutti i principali movimenti del tempo (dal Nuovo impressionismo e simbolismo al Cubo futurismo, dal Suprematismo al Cosmismo), ricca dei capolavori dei maggiori artisti di quegli anni tra cui il Ritratto di Malevich del 1910, Donna in Viaggio della Popova, in cui le istanze del cubismo francese s'intersecano con gli elementi del futurismo italiano e - tra i tanti - Ritmo espressivo del 1943-1944 di Rodčenko, opera che con gocce e schizzi di colore crea una sorta di ritmo e di moto in un equilibrio compositivo "calcolato", che spinge a un inevitabile confronto con l'espressionismo astratto e l'action painting.

Un'immersione totale - curata da Maria Tsantsanoglou e Angeliki Charistou - per comprendere i cambiamenti radicali e rivoluzionari di quello che è stato definito da Camilla Gray "il grande esperimento" dell'arte del XX secolo.

Avanguardia Russa da Malevič a Rodčenko.
Capolavori dalla collezione Costakis
Spazio Mostre Polo Reale
Palazzo Chiablese, Piazzetta Reale - Torino
3 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015

Infoline: (+39) 011.5790095
Website: www.mostracostakis.it

lunedì 29 dicembre 2014

Affetti personali. Storie di donne e di moda

 Affetti personali. Storie di donne e di moda
A Torino, Palazzo Madama conferma la propria vocazione al racconto della storia della moda italiana con la mostra Affetti personali. Storie di donne e di moda.

Dal 5 dicembre 2014 al 18 gennaio 2015 lo Spazio Atelier del museo presenta oltre 100 abiti, scarpe, guanti, cappelli, bijoux insieme ai ricordi di chi li ha posseduti e donati al museo, per contribuire a raccontare la storia della moda a Torino dal 1920 al 1990.

La mostra è il frutto del progetto Torino un secolo di moda, ricerca sui mestieri della moda lanciata da Palazzo Madama per approfondire la conoscenza di tutte quelle attività che hanno reso celebre Torino quale capitale dello stile prima di Firenze, Roma, Milano, e che vantano una storia di particolare eccellenza.

Il percorso in mostra racconta l'evoluzione del costume dagli anni Venti agli anni Novanta del Novecento, attraverso le proporzioni degli abiti, la fortuna di nuovi materiali come il nylon, amatissimo per la lingerie, e la predilezione per alcuni colori. Insieme agli oggetti, particolarmente preziose sono le testimonianze raccolte: i racconti diretti di chi in quegli ambienti ha vissuto e lavorato, unitamente ad attrezzi e fotografie di atelier e laboratori, vetrine e sfilate. Emergono nomi di sartorie torinesi - Pozzi, Badolato, Longo e Comollo -, milanesi e genovesi insieme alle grandi modisterie. I video delle testimonianze raccolte, presentati in mostra, saranno consultabili per intero sul canale YouTube di Palazzo Madama.

Spicca la vetrina dedicata alle scarpe: quelle in raso del 1923 di Beltrami, quelle di Bartolomeo Cavallera, autore nel 1954 delle calzature protagoniste del coup-de-théâtre nel film La contessa scalza con Ava Gardner, e le calzature gioiello di Aldo Sacchetti, creatore di modelli impensabili, come le scarpe fatte solo di suola, con tacco alto, e calza da reggere con la giarrettiera. Abiti e accessori raccontano in modo discreto anche storie più intime e personali delle donne che li hanno indossati: custodiscono il ricordo di un momento felice, l'emozione di un incontro importante o la memoria di una persona cara.

Affetti personali. Storie di donne e di moda
Palazzo Madama
Piazza Castello - Torino

5 dicembre 2014 - 18 gennaio 2015

Infoline: (+39) 011.4433501
Website: www.palazzomadamatorino.it

giovedì 17 febbraio 2011

Regina Margherita. Il mito della modernità nella Napoli postunitaria

Dal 17 marzo al 17 luglio 2011, in occasione delle Celebrazioni per i 150° dell'Unità d'Italia, Napoli apre al pubblico le sale auliche di Palazzo Reale, presentate in un inedito percorso storico e multimediale, con la prima nazionale della mostra Regina Margherita. Il mito della modernità nella Napoli postunitaria.

La mostra vuole raccontare, attraverso le vicende che videro protagonista la futura prima Regina d'Italia, Margherita di Savoia, la storia di una terra e di un popolo che, con le proprie energie di ingegno, di spirito, economiche, di sangue e di cuore, sostenne pienamente e da protagonista i primi passi dell'unità nazionale.

La Regina verrà qui raccontata non solo negli aspetti della sua vita, ma anche come simbolo di un'Italia che cambia nel nome della modernità e del progresso, di cui Margherita diventerà icona popolare. Saranno ripercorse le tappe fondamentali della sua vita che raccontano, al contempo, la storia di una nazione: dal matrimonio con Umberto e il suo ruolo nell'acquisizione del consenso della monarchia, alla nascita del figlio Vittorio Emanuele III, dall'attentato di Passanante e dalle crisi di un paese in rapida unificazione, allo svilupparsi del gusto "margherita" nella moda e nella società, dal mecenatismo culturale nelle arti al forte interesse per le questioni sociali femminili e per l'alfabetizzazione.

Il percorso espositivo seguirà le tracce personali e private della vita di Margherita di Savoia attraverso l'esposizione di quadri, oggetti, abiti, documenti, gioielli. Un apparato di installazioni multimediali, fotografie e filmati storici traccerà un percorso popolare sulle tematiche storiche della mostra offrendo una lettura trasversale alle tematiche trattate. Particolare attenzione verrà, infine, posta all'individuazione di quegli aspetti che influirono sulla vita di Napoli, dall'urbanistica, alla moda, dal sociale, alla vita di tutti giorni. È la visione della "Napoli che cambia", raccontata attraverso le litografie, caricature e le foto d'epoca provenienti dalle raccolte della Biblioteca Nazionale napoletana.

Nel segno di una nuova forma di sinergia economica e culturale tra le Regioni, la mostra si sposterà successivamente nella Villa Reale di Monza per poi concludersi a Torino.

Regina margherita.
Il mito della modernità nella Napoli postunitaria
Palazzo Reale di Napoli
Piazza del Plebiscito, 1 - Napoli
17 marzo - 17 luglio 2011

Infoline: (+39) 02.29010404
Website: www.fondazionednart.it

martedì 15 febbraio 2011

Tra il dire e il fare. Unità d'Italia e unificazione europea: cantieri aperti

Dal 28 gennaio al 16 aprile le sale dell'Archivio di Stato di Torino ospitano, nell'ambito delle manifestazioni per il 150° dell'Unità d'Italia, la mostra Tra il dire e il fare. Unità d'Italia e unificazione europea: cantieri aperti.

La mostra ripercorre la straordinaria avventura che è stata l'unificazione italiana, in parallelo con il processo di costruzione dell'Unione europea. Preziosi documenti originali, dialoghi e personaggi storici illustrano le idee politiche, le strategie diplomatiche, le spinte economiche, i disagi e le rivendicazioni sociali, i progressi tecnologici e il potenziamento delle infrastrutture, il costo delle guerre e le grandi migrazioni cercando di mostrare come l'apparente determinismo delle vicende storiche celi in realtà continue scelte in cui gioca fortemente la responsabilità umana. L'analisi delle scelte operate in passato non interessa tanto al fine di emettere giudizi, ma allo scopo di comprendere i condizionamenti accumulati nel faticoso cammino percorso e le prospettive che ora si aprono.

In ognuna delle sette sale della mostra viene trattato un tema specifico (come l'economia, la cultura e l'istruzione o i diritti civili) sia per l'Italia del secondo Ottocento, che per l'Europa del secondo Novecento. La parte sull'Unità d'Italia è illustrata a partire da documenti storici originali (tra cui lo Statuto Albertino e l'atto ufficiale del 17 marzo 1861 con cui Vittorio Emanuele divenne il primo re d'Italia), mentre quella sull'Europa è basata su vivaci ricostruzioni grafiche, riproduzioni di cartografia tematica e ingrandimenti di fotografie.

Attraverso una prospettiva che intende essere imparziale, anche facendo emergere diverse interpretazioni dello stesso fatto, la mostra si propone come un'emozionante avventura intellettuale ed un'appassionante occasione di riflessione su temi di alto valore civile.

Tra il dire e il fare.
Unità d’Italia e unificazione europea: cantieri aperti
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
28 gennaio - 16 aprile 2011

Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it

giovedì 3 febbraio 2011

Paolo Pellegrin. Dies Irae

Giovedì 17 febbraio 2011 inaugura a Milano, presso la Fondazione Forma per la Fotografia, la mostra Dies Irae, fotografie di Paolo Pellegrin. La carriera del fotografo è costellata da innumerevoli premi e riconoscimenti internazionali, segno di quanto la forza e l'intelligenza dei suoi lavori si impongano, nel corso del tempo, come parti di un'opera universale e coerente. Pellegrin incarna una nuova generazione di fotogiornalisti: cosciente dei nuovi mezzi di produzione e di diffusione delle immagini di attualità, impegnato a rinnovare la visione degli avvenimenti che documenta, attento sempre a mantenere un atteggiamento etico, nella forma e nei modi del proprio lavoro.

Paolo Pellegrin usa spesso una metafora: la fotografia per lui è come una lingua da imparare. Una lingua lontana, magari di un ceppo sconosciuto, a cui ci si avvicina, affascinati dal suo mistero. Poco a poco, il mistero svela i contorni e si lascia cogliere e permette a chi l’adopera, al fotografo, di usarla per raccontare storie.

E di storie Paolo Pellegrin ne ha narrate parecchie. Di quelle a volte dure, tragiche perfino, come la guerra, la prigionia, il dolore, i disastri ambientali. Ogni volta, per ogni storia, Pellegrin ha cercato di comprendere, di non giudicare ma di seguire con lo sguardo quel che accadeva e di interpretarlo con tutta la sua esperienza di giornalista e la sua sensibilità di essere umano.

Questa mostra, la prima grande retrospettiva dedicata al suo lavoro, raccoglie in oltre 200 immagini molte di queste storie e di questi reportage realizzati seguendo la strada quella del fotogiornalismo puro, che non ha paura di guardare negli occhi il mondo e, soprattutto, di raccontarlo.

«Il mio ruolo – la mia responsabilità – è di creare un archivio della nostra memoria collettiva», dichiara Pellegrin. Nessuno come lui ha saputo rinnovare gli insegnamenti e i principi della tradizione del fotogiornalismo in una nuova chiave, con un linguaggio nuovo; quello del ventunesimo secolo.

Paolo Pellegrin. Dies Irae
Fondazione Forma per la Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
18 febbraio - 15 maggio 2011

Infoline: (+39) 02.58118067
Website: www.formafoto.it

domenica 30 gennaio 2011

Mick Jagger. The photobook

Trasgressivo, sfrontato, sexy. Mick Jagger è la rock star per definizione. Quella che ha attraversato quarant'anni di storia della musica e ancora sa stregare dal palco le platee. A lui la Fondazione Forma per la Fotografia di Milano rende omaggio con Mick Jagger. The Photobook, una retrospettiva in mostra fino al 13 febbraio dedicata all'immagine dell'uomo che non solo ha fatto la storia del rock, ma che è diventato icona di stile e di costume.

Un viso che cambia, una personalità da camaleonte, lo sguardo sfrontato, il corpo scattante, le labbra sensuali: ecco l'icona del rock che più di tutte ha attraversato la storia della musica degli ultimi quarant'anni popolando l'immaginario di generazioni di giovani e fan. Mick Jagger. The Photobook presenta una serie di 70 ritratti realizzati dai grandi fotografi che dall'inizio della sua carriera ad oggi lo hanno incontrato, fotografato, documentando il suo viso particolare e la sua capacità di essere un personaggio sempre nuovo, sempre diverso, sempre controcorrente.

«Mick Jagger è universale. Il suo viso così particolare ha fatto di lui l'archetipo della rock star». Così François Hébel, direttore del festival Rencontres d'Arles, racconta l'essenza di questa mostra. «La raccolta di queste immagini è prima di tutto un progetto fotografico. Non è solo la carriera di Mick Jagger ad essere raccontata ma la storia di 50 anni di ritratto fotografico; dove la fisicità e la notorietà di un volto sono una sfida che spinge gli autori a rappresentarlo andando oltre la semplice documentazione. Attraverso gli scatti dei più importanti fotografi si può assistere alla nascita di quel legame, ormai indissolubile, che unisce personaggio e immagine».

Dai primi scatti degli anni 60 di Goodwin, Mankowitz e Périer e attraverso le sperimentazioni di Cecil Beaton, fino ai recentissimi ritratti di Annie Leibovitz, Karl Lagerfeld, Anton Corbijn, Mark Seliger e Bryan Adams si ripercorre le metamorfosi di chi ha contribuito a creare l'estetica del rock e non solo. La mostra, una co-produzione di Forma e Rencontres d'Arles, è un progetto di François Hébel ed è accompagnata da un catalogo edito da Contrasto.

Mick Jagger. The photobook
Fondazione Forma per la Fotografia
Piazza Tito Lucrezio Caro, 1 - Milano
3 dicembre 2010 - 13 febbraio 2011

Infoline: (+39) 02.58118067
Website: www.formafoto.it

sabato 4 dicembre 2010

Tesori in soffitta

Giocattoli della tradizione protagonisti in Valle d'Aosta: dal 6 dicembre 2010 al 27 marzo 2011 il Forte di Bard ospita, nelle sale delle Cannoniere, la mostra Tesori in soffitta. L'incanto dell’infanzia nei giocattoli di montagna.


L'esposizione, curata da Luigi Bossina e Adolfo Cravetto, è un omaggio al giocattolo di montagna e di conseguenza al mondo alpino fatto non solo di vette, di meditazioni nel silenzio, di dura quotidianità e di sport, ma anche di quel particolare rapporto con la montagna che l'adulto e il bambino raccontano e interpretano attraverso il giocattolo.

Il giocattolo ispirato al mondo alpino è il protagonista assoluto di una mostra che ha come obiettivo non solo quello di esporre una grande varietà di oggetti, ma anche di permettere ai nonni di rivivere e raccontare ai propri nipoti, i loro balocchi e, ai padri, di illustrare ai propri figli la loro giovinezza. Con giochi, semplici o complessi, all'aperto o al chiuso, i bambini creano momenti indimenticabili fissando l'emozione che ne deriva nei loro ricordi. Per questo motivo l'esposizione, con un'ambientazione scenografica di particolare effetto, vuole essere soprattutto uno specchio della memoria di come si giocava alla montagna in un periodo temporale che va dai primi anni del Novecento ai giorni nostri.

La mostra si sviluppa in sette sale, cinque delle quali offrono al pubblico un suggestivo viaggio a ritroso nel tempo tra giocattoli d'epoca che hanno segnato l'infanzia di intere generazioni. In tutto, più di mille giocattoli, che riconsegnano alla memoria collettiva, un patrimonio di grande valore affettivo legato ad un passato ormai lontano, ma che è parte integrante della storia personale dei nostri nonni e dei nostri genitori.

Una sala è invece dedicata alla celeberrima gara automobilistica Aosta Gran San Bernardo che si disputò nel 1920 e che fu la cronoscalata più lunga e più alta d'Europa. Il tema del giocattolo in montagna e della neve richiamano inevitabilmente al mondo del turismo e delle vacanze. In mostra anche una preziosa serie di manifesti pubblicitari realizzati in Valle d'Aosta nella prima
metà del Novecento, che testimoniano con la loro grafica e i differenti stili, l'evolvere del gusto e del costume.

Tesori in soffitta
L'incanto dell’infanzia nei giocattoli di montagna
Forte di Bard
Bard - Valle d'Aosta
6 dicembre 2010 - 27 marzo 2011

Infoline: (+39) 0125.833811
Website: www.fortedibard.it

domenica 28 novembre 2010

Dall'astratto alla favola

Dal 4 al 19 dicembre 2010 nella suggestiva cornice del Mirafiori Motor Village gli spazi della Mirafiori Galerie ospiteranno la mostra di pittura Dall'astratto alla favola.

L'esposizione presenta una raccolta di tele di otto artisti torinesi della Sezione Arti Figurative del CEDAS, uno degli atelier non professionali più presigiosi di Torino, che si sono avvicinati all'arte del dipingere grazie agli insegnamenti della scuola di Sandro Lobalzo, Pippo Ciarlo e Alex Ognianoff.

Giuseppe Arizzio, Franca Bisio, Delfina Brunero, Giuseppe Cerruti, Laura Covolo, Loretta Pasta, Pietro Giorgio Viotto e Giangiorgio Zacà sono gli otto autori selezionati per la mostra da Angelo Mistrangelo e Gian Giorgio Massara, critici di chiara fama.

IMMAGINI E LUCI ATMOSFERICHE
Gli aspetti della pittura figurativa si identificano con una serie di fogli d'acquarello e di alcuni pastelli, che documentano l'impegno di quattro pittori inseriti nella rassegna «Dall'astratto alla favola» allestita nella cornice della Mirafiori Galerie.

Allievo di Pippo Ciarlo e Sandro Lobalzo ai corsi CEDAS, Giuseppe Arizzio propone una scelta di composizioni risolte con la tecnica del pastello, che gli permette di delineare rigorose strutture architettoniche di palazzi e centri storici, come i portici di Avigliana. Il suo discorso appare, quindi, legato a una personale visione dell'ambiente circostante.

Un ambiente che in Franca Bisio è caratterizzato da una limpida interpretazione degli oggetti, dei mazzi di fiori, dei fondi che fanno risaltare l'insieme del tema scelto dalla pittrice per esprimere la propria dimensione umana. Un discorso, il suo, che parte dalla frequentazione dello studio di Guido Bertello, per poi giungere a una espressione improntata da una luminosa definizione della realtà.

In Laura Covolo la rappresentazione è segnata dal tocco dell'acquarello che scandisce nello spazio una brocca o della frutta. La sua pittura è sicuramente frutto di uno studio assiduo, di una seria capacità nel definire i momenti di una figurazione sensibile al valore della luce, di un'esperienza approfondita nell'atelier di Anna Maria Palumbo e di Sandro Lobalzo. 

Loretta Pasta, infine, presenta pagine dalla fresca vena narrativa, dove la leggerezza e la trasparenza del colore concorrono a fissare il soggetto della raffigurazione. Una bambola, i ricordi dell'infanzia, un Pierrot, raccontano la storia artistica di Pasta e quel suo ripercorrere gli istanti di una composizione nitida, piacevole, sensibile alla luce atmosferica.

Angelo Mistrangelo


IMPRESSIONI E PAESAGGI
Gli autori che abbiamo scelto di presentare in occasione della mostra organizzata presso Mirafiori Motor Village, sono legati al tema del paesaggio; un paesaggio ora interpretato in modi ancor post-impressionistici, ora reale, con l'invenzione di Fiori d'acciaio nel deserto, con vivaci timbri cromatici rapiti ai mondi extra mediterranei.

Per dovere di anzianità, poiché socio CEDAS dal 1977, ci piace iniziare discorrendo di Giangiorgio Zacà, pittore che si forma preso i maestri Ognianoff e Lobalzo e che s'incanta, nella terra dei Roeri, di fronte al dominante castello di Monteu oppure cerca sulle rive del Sangone i primi cenni della primavera.

E squisitamente figurativa è la produzione di Delfina Brunero, formatasi ancora alla scuola di Guido Bertello, che dipinge Balme sotto la neve inserendosi così nel vasto quadro di oltre quattrocento pittori del ventesimo secolo che sono stati attratti dalle vedute delle valli di Lanzo; parimenti interessanti sono le vedute dell’entroterra Ligure, Bardino, oppure una visione di Capri d'un accecante bianco.

Il mondo e la vita di Giuseppe Cerruti sono bilanciati fra i soggiorni in tutta Europa e quelli in Africa oppure in Estremo Oriente; di qui nascono certe sensibilità cromatiche destinate ad esplodere in una Notte al porto dominata dalla bianchissima luna, nei Danzatori tribali ben giocati fra la presenza dei rossi e dei neri, nella suggestiva immagine femminile L'attesa.

A Giorgio Viotto da alcuni anni dobbiamo l'organizzazione puntuale di molti eventi CEDAS; ora, per la prima volta, vede le proprie opere esposte in una mostra personale. Per i visitatori della mostra sarà una scoperta entrare in modo lieve nel suo mondo fatto di visioni essenziali, di inquietudini, ascoltare il canto delle Donne pazze, leggere la parola "Amore" posta fra una torre ed il cadere lento delle gocce nello spazio volutamente vuoto; surreale dunque.

Molti critici, compreso il maestro Pippo Ciarlo, si sono occupati della produzione di questi pittori ai quali auguriamo un buon successo, poiché manifestano il desiderio di continuare la via, non sempre agevole, del "fare pittura".

Gian Giorgio Massara

Dall'astratto alla favola
Mirafiori Galerie - Mirafiori Motor Village
Piazza Cattaneo, 9 - Torino
4 dicembre - 19 dicembre 2010

Infoline: (+39) 339.3916450
Website: www.cedas.fiat.it

sabato 13 novembre 2010

Protagonisti del Risorgimento

Dal 20 novembre al 5 dicembre l'Archivio di Stato di Torino racconta il Risorgimento italiano attraverso la mostra Protagonisti del Risorgimento. Cimeli, oggetti e documenti dalle Dimore Storiche del Piemonte.

Raccontare il Risorgimento italiano attraverso alcuni suoi protagonisti: uomini che hanno contribuito a realizzare l'Unità d’Italia. Nell'imminenza delle celebrazioni per il 150° anno dell'Unità italiana, gli aspetti inediti dell'avventura risorgimentale vengono evocati con un racconto fatto di storie umane e tesori nascosti: attraverso oltre 150 tra oggetti, documenti, cimeli e testimonianze emerge una trama inedita del Risorgimento italiano, le tante anime segrete di un grande racconto politico e spirituale.


La mostra racconta come il Risorgimento - al di là di idee e concetti politici e sociali - sia stato innanzitutto il prodotto dell'azione di uomini, come tutti gli eventi della storia. Uomini che hanno sognato, pensato, realizzato l'Unità d'Italia, combattendo e versando il sangue per un ideale, un grande obiettivo politico e, prima di tutto, spirituale. In tale quadro viene presentato il ruolo dei piemontesi in questo processo. Gli oggetti, i cimeli, i documenti da loro posseduti e conservati nelle Dimore Storiche mettono sotto la lente della storia, tra pieghe della politica, tutti i contrasti e i moti dell'animo.

Le cinque sezioni della mostra scandiscono personaggi e oggetti, che si susseguono secondo le date salienti del Risorgimento (1821 - 1848 - 1855 - 1859/1861 - 1870). La storia istituzionale e diplomatica, la "grande storia" è collegata alle persone che ne sono state testimoni e protagoniste, da Santorre Santarosa a Massimo d'Azeglio, da Camillo Cavour a Alfonso La Marmora a Vittorio Emanuele II, colti nel momento in cui sono stati protagonisti del loro tempo. Non mancano ricordi di Silvio Pellico, Vincenzo Gioberti, Giuseppe Garibaldi e dei tanti rimasti anonimi.

Testimonianze di un'attenta opera di salvaguardia e manutenzione dei beni storici privati, del paesaggio italiano e nello specifico piemontese, le opere esposte provengono dalle collezioni di 45 Dimore Storiche piemontesi e vengono per la prima volta mostrate al pubblico.

Protagonisti del Risorgimento
Cimeli, oggetti e documenti dalle Dimore Storiche del Piemonte
Archivio di Stato di Torino
Piazza Castello, 209 - Torino
20 novembre - 5 dicembre 2010

Infoline: (+39) 011.540382
Website: www.archiviodistatotorino.it

giovedì 11 novembre 2010

Vittorio Emanuele II. Il Re galantuomo

La mostra, in occasione delle Celebrazioni per i 150° dell’Unità d'Italia, si propone come un percorso della memoria in un momento storico fondamentale per il nostro Paese, attraverso l'esplorazione della vita e delle vicende del principale protagonista del Risorgimento, nella sfera pubblica, come nella dimensione privata, approfondendo le caratteristiche personali, gli aspetti caratteriali, le reazioni emotive, i rapporti.

Il profilo di Vittorio Emanuele II viene tracciato ripercorrendo le tappe fondamentali della sua vita, dall'infanzia al matrimonio con Maria Adelaide, al rapporto con i figli, alle passioni per il cibo e per la caccia, per arrivare a porre l'attenzione sui rapporti istituzionali, politici e militari del Sovrano nella scena europea.

Il percorso espositivo si sviluppa in tre sedi: Castello di Racconigi, Palazzo Reale di Torino e Palazzo Chiablese.

Nel Castello di Racconigi, nelle sale auliche del primo e secondo piano, attraverso gli arredi e i ricordi, viene narrato il periodo di vita di Vittorio che va dall'adolescenza all'ascesa al trono di Sardegna, ponendo particolare attenzione alle figure che ne segnarono l'infanzia, come quella ingombrante del padre Carlo Alberto e del fratello Ferdinando. Vengono ricordati, inoltre, episodi salienti della prima parte della sua vita come il matrimonio con Maria Adelaide, che venne festeggiato proprio in queste sale.

Nel Palazzo Reale, nelle sale auliche e di rappresentanza del primo piano, vengono narrati gli episodi salienti della storia risorgimentale a partire dalla dominazione napoleonica, periodo da cui ebbero inizio le aspirazioni unitarie e i principi libertari. Il percorso espositivo mette in evidenza le figure portanti della storia unitaria: i ministri del Regno di Sardegna (D'Azeglio, Cavour e Rattazzi), gli eroi (Garibaldi) e i regnanti delle corti europee (Napoleone III, Francesco Giuseppe, Pio IX). Nella sala da ballo vengono esposti gli abiti di scena del Nabucco di Giuseppe Verdi della collezione La Scala di Milano, sulle note del suo celebre coro. Nel II piano nobile, all'interno degli stessi appartamenti che furono del sovrano, si snoda un percorso più intimo e privato rivolto alla scoperta dell'uomo Vittorio. Partendo dalla camera da letto della Regina Maria Adelaide, una serie di stanze successive raccontano al visitatore il gusto femminile dell’epoca con l’esposizione di abiti, oggetti personali e gioielli. Le stanze del sovrano (lo studio e la camera da letto per l'occasione restaurata) raccontano gli aspetti privati e personali, come la sua passione per i sigari, il biliardo, la caccia e la guerra. Nella parte finale del percorso vengono tracciati i ritratti degli amatissimi figli e delle loro vite.

Palazzo Chiabese ospita, invece, la sezione sulle guerre d'indipendenza italiana. Vengono presentati i diorami delle più importanti battaglie, uniti all'esposizione di armi, armature, documenti e dipinti.

Le oltre 100 opere esposte si integrano perfettamente con i materiali, gli arredi e gli oggetti già presenti nei percorsi espositivi . Da segnalare l'eccezionalità della presenza dello Statuto Albertino, dell'unica divisa militare indossata da Vittorio Emanuele II nella celebre battaglia di Solferino, oltre all'originale del Trattato di Vienna ed il Registro originale dei partecipanti allo sbarco dei Mille.

Vittorio Emanuele II. Il Re galantuomo
Palazzo Reale di Torino
Piazzetta Reale - Torino
2 ottobre 2010 - 6 marzo 2011

Infoline: (+39) 011.4369213
Website: www.fondazionednart.it

domenica 7 novembre 2010

China Power Station

Dopo Oslo, Londra e Lussemburgo, il 7 novembre approda a Torino la mostra China Power Station. Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley con nuove opere e un nuovo allestimento all'interno della Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli. L'esposizione, curata da Julia Peyton Jones, Gunnar B. Kvaran e Hans Ulrich Obrist, presenta l'esplosione creativa dell'arte contemporanea cinese.


L'indagine sul collezionismo porta a Torino un nuovo tipo di mecenatismo quello della collezione Astrup Fearnley: che produce interamente una mostra come China Power Station e poi decide di acquistarla e farla diventare così parte della sua collezione permanente che ha sede nel museo Astrup Fearnley Museum of Modern Art a Oslo, in Norvegia.

In mostra le opere di una generazione di artisti d'avanguardia come Cai Guo-Qiang e Huang Yong Ping, insieme con la nuova generazione di artisti post Mao nati tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, tra cui Cao Fei, Liu Wei, Yang Fudong, Sun Xun, Zhang Ding. Molte delle opere, create fra il 2005 e il 2007, testimoniano la creatività di coloro che oggi stanno aprendo nuovi territori per l'arte contemporanea cinese e internazionale.

Installazioni, film, sculture, fotografie, grafica al computer e pittura le cui diverse tematiche narrano di soggetti di valenza universale come politica e potere, realtà e aleatorietà dell'identità, storia, memoria e nostalgia. Altre opere, invece, si rifanno a nozioni più astratte come il tempo, l'imponderabilità, il caso e l'illusione.

China Power Station
Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley

Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
Via Nizza, 230 - Torino
7 novembre 2010- 27 febbraio 2011
PROROGATA AL 27 MARZO 2011

Infoline: (+39) 011.0062713
Website: www.pinacoteca-agnelli.it

sabato 6 novembre 2010

Carla Benvenuto. "...quale corpo?"

Non poteva chiamarsi altrimenti, - Rinascimento Contemporaneo -, la Galleria che il 13 novembre 2010 aprirà la stagione espositiva con la personale dal titolo "...quale corpo?" di Carla Benvenuto (1956, vive e lavora fra Genova e Fréjus), prima retrospettiva in esclusiva per l'Italia che presenta cinquanta lavori dell'artista tra opere, pitture e sculture-oggetti, incentrate sul tema del corpo e del volto umano.

"...quale corpo?" raccoglie in sito unico un modo di operare libero da schemi castranti che costringono spesso l'artista a seguire un'unica strada. Il tema affrontato, che si suddivide fra corpi e volti umani, è sviluppato in modi differenti e con differenti supporti. I soggetti sono rigorosamente inventati. Le tele vengono continuamente capovolte in corso d'opera cercando quel particolare tipo di caos dei segni che può dar vita ad una forma equilibrata, emozionante e di nuova lettura; di conseguenza ogni soggetto richiede un lungo lavoro, proprio perché unico nel suo auto inventarsi.

L'unicità, come valore primordiale, assolutamente in contrapposizione al potere dissacratorio della riproducibilità. Pensare, cercando di analizzare ogni cosa per dare un senso, costituisce l'attività fondamentale di sostegno all'opera d'arte. Inevitabili, quindi, le domande elementari, “da dove vengo? dove sto andando? chi voglio essere?...”. Siamo ciò che conosciamo.

Di fronte alle opere di Carla Benvenuto, viene naturale osservare il senso delle figure simboliche e emblematiche con cui l'artista coglie, nuovo o quantomeno rinnovato, il flusso stesso dell'esistere, anche perché ogni suo dettaglio espressivo rivela quanto sia importante la positura dello sguardo, del piglio ottico, delle percezioni sensoriali che ne rivelano il senso per comunicarlo a chi l'osserva. Complesso e inquieto, di fatto, quello della Benvenuto, partecipe e coinvolgente, di fronte a un'icona che ha passaggi e possibili continuità nel rapporto fra arte, sapere e polarità sociali.

Carla Benvenuto. "...quale corpo?"
Rinascimento Contemporaneo
Via Marsilio da Padova, 2r - Genova
13 novembre - 4 dicembre 2010

Infoline: (+39) 010.3076789
Website: www.rinascimentocontemporaneo.it

lunedì 1 novembre 2010

Tagli d’artista: una storia lunga un secolo

Il rasoio, arma impropria per un artista, infligge una mutilazione incruenta alla tela: parafrasando Pierre Boulez (a proposito della musica di Debussy), con questo gesto estremo e provocatorio Fontana cambia il corso della storia dell'arte.

Ambiente spaziale con tagli (1960) è il cuore della mostra Tagli d'artista: una storia lunga un secolo (a cura di Livia Velani, catalogo Electa). Muta, altera e ostica, troneggia nel salone centrale della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma: sei tagli su un fondo di gesso bianco, ampio più di trenta metri. Quest'opera costituisce la prima applicazione su scala ambientale della ricerca spaziale di Fontana. Visibile per la prima volta in Italia, fu commissionata all'artista dall'amico-ingegnere Antonio Melandri, che la volle realizzare per il soffitto della sua casa milanese.

Il percorso espositivo, breve ma complesso, tocca tutto il XX secolo: un tentativo di spiegare perché quella violazione perentoria e semplice della bidimensionalità sia diventata, a un certo punto, necessaria. Al di là degli accostamenti con la grande ricerca artistica che la precedono si inizia con i bizantinismi di Klimt per arrivare alle lucide geometrie di Mondrian, passando per gli sconvolgimenti futuristi di Balla e Boccioni) quello che è interessante della mostra è il divaricarsi dell'esperienza artistica di Fontana in due aree geografiche ben distinte, ma unite negli intenti.

Il gruppo milanese di Azimuth (con il bianco assoluto di Manzoni e il blu mistico di Klein) e il gruppo romano che si stringe intorno alle deflagrazioni materiche di Burri. Il Bianco di Piero Manzoni implica una riduzione al minimo di quelle pretese formali così connaturate in ogni artista, a favore di un massimo di comunicazione concettuale. L'assenza di colore è l'azzeramento e nello stesso tempo la sintesi di tutti i colori così come il bianco: pura luce. Una vera e propria concentrazione di energia che esplode nella materia di Burri: una materia violentata, densa di storicità (Nero Cretto G 5): una superficie spessa su cui si dipana un fitto intreccio di crepe e screpolature. Una materia che evoca l'idea del trascorrere del tempo e, contemporaneamente, mantiene l'efficacia espressiva e decorativa dell'opera, senza l'ausilio di contrasti cromatici. Un'arte severa nata da un semplice gesto: come un samurai, Fontana, taglia la materia nella consapevolezza di vivere in un'epoca di grandi cambiamenti.

Tagli d'artista: una storia lunga un secolo
Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti, 131 - Roma
15 maggio 2010 - 7 gennaio 2011

Infoline: (+39) 06.32298221
Website: www.gnam.beniculturali.it

sabato 30 ottobre 2010

Piranesi come uomo del nostro tempo

Giambattista Piranesi "moderno" designer? È l'obiettivo della mostra in corso alla Fondazione Cini di Venezia: mostrare come il grande incisore (1720-1778) sia stato qualcosa di più di un semplice visionario o di un appassionato erudito del mondo antico. Per questo, l'esposizione è radicalmente diversa dalle precedenti. Lo spiega il curatore, Michele De Lucchi, nell'introduzione del catalogo: «abbiamo preso l'artista come un uomo del nostro tempo e letto la sua opera interpretandola con la tecnologia, scoprendo la ricchezza del suo eclettismo e della sua eccentrica vena ispiratrice».

Ecco perché, oltre alle classiche vedute di rovine o di monumenti reali o immaginari, nelle sale del Convitto sono esposte anche opere più strettamente "tecniche": progetti ingegneristici o incisioni raffiguranti quei macchinari con cui, secondo l'artista, gli antichi avrebbero eretto impalcature, trainato massi o issato colonne. E all'interno di un grande cono in legno – che riproduce gli allestimenti effimeri per le feste barocche – si può ammirare, proiettato su due teloni, un video in 3d dove si "viaggia" all'interno delle celebri Carceri d'Invenzione. Nella sala seguente sono esposti alcuni oggetti (due tripodi, un vaso, un candelabro, un altare, una caffettiera e un camino corredato da alari e braciere) ideati dallo stesso Piranesi e ricavati dalle sue stampe, ma mai realizzati prima. Chiudono il percorso una serie di 32 vedute di Roma affiancate ad altrettante foto di Gabriele Basilico, che riproducono quei luoghi dallo stesso punto di vista ma a due secoli di distanza, e che costituiscono un personale omaggio del fotografo milanese al grande maestro veneziano.

Una mostra originale, che si distacca quindi dalle numerose precedenti su Piranesi, al quale sono stati dedicati negli ultimi decenni numerosi libri e atti di convegni, a partire dalle celebrazioni per il bicentenario della morte nel 1978. L'iniziativa nasce dal fatto che la Fondazione possiede oltre 300 incisioni originali provenienti dalla collezione integrale in edizione Firmin Didot, stampata nel 1835. Ma l'obiettivo principale è sfatare la critica, mossa ripetutamente a Piranesi, di aver prodotto progetti irrealizzabili, oltre a rendere ancora più evidente la straordinaria modernità del suo pensiero. E così le stampe sono state riutilizzate come progetti di design da cui realizzare oggetti di alta qualità, a tiratura limitata: tutto grazie al lavoro di Adam Lowe e del suo atelier di Madrid "Factum Arte" (lo stesso che ha riprodotto nel refettorio di San Giorgio, a due passi dalla mostra, il facsimile delle Nozze di Cana di Paolo Veronese con le stesse dimensioni dell'originale, trafugato da Napoleone e oggi al Louvre).

Osservando i "nuovi" Piranesi, lo spettatore scopre così che l'antico, anche quando costituisce il modello diretto, viene comunque arbitrariamente manipolato. È qui che risiede forse l'aspetto più geniale, e allo stesso tempo meno noto, di questo grande artista: è il caso di un tripode, rinvenuto a Pompei e visto dall'artista nel museo di Portici, che nelle sue incisioni viene modificato, assumendo uno stile già vicino a quello Impero, che si imporrà alcuni decenni dopo la sua morte. Per non parlare della Caffettiera, davvero insolita a partire dal becco a forma di ape, ma il cui manico sembra già prefigurare lo stile Déco.

Le Arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer
Isola di San Giorgio Maggiore - Venezia
28 agosto - 21 novembre 2010

Infoline: 199.199111
Website: www.cini.it

venerdì 29 ottobre 2010

Roberto Guariniello. Torino in un caffè

Prendete tempo, non affannatevi!
Guardate con calma questi piccoli tocchi di colore che irradiano una luce per certi versi irreale.
Lasciate che l’atmosfera vi rapisca, che suoni, luci e aromi attivino le vostre emozioni.

Siamo nei Caffè più belli di Torino, quelli con più storia e fascino. Ci stiamo entrando o siamo già seduti ad ammirarne le sale decorate.

Oppure stiamo solo cercando di capire come il miracolo della pittura si rinnova nella semplice ma affascinante arte di Roberto Guariniello, artista gentile e sensibile e al tempo stesso straordinariamente efficace nel restituire la magia che la tradizione dei Caffè torinesi riesce sempre a creare.
Immagini fatte di colori e profumi da gustare con calma.
Proprio come un buon caffè.

Roberto Guariniello. Torino in un caffè
Caffè Fiorio
Via Po, 8 - Torino
29 ottobre - 29 novembre 2010

Infoline: (+39) 340.2981803
Website: www.guariniello.com

lunedì 25 ottobre 2010

Be Square! GAM

In occasione dell'inaugurazione delle nuove mostre autunnali, la GAM- Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino presenta al pubblico Be Square! GAM, un progetto ideato e realizzato dall'artista Antonio Riello con la collaborazione di Gianluca Marziani.


L'obiettivo è celebrare il "fattore umano" di un museo attraverso la vestizione dell'intero staff con una divisa che indaga e celebra l'identità collettiva utilizzando una stoffa disegnata appositamente dall'artista. I colori utilizzati e la struttura del materiale presentano alterazioni e piccoli errori che rappresentano la differenza, la frammentazione, la percezione alterata di un sentire collettivo. Elemento fondamentale è l'ideazione e la realizzazione di volta in volta di uno specifico Tartan, il classico pattern scozzese sinonimo di una precisa appartenenza, che con la sua elegante squadratura da sempre evoca una certa idea, quasi ipnotica, di "tranquillo benessere domestico".

La GAM di Torino è l'unica realtà museale italiana a partecipare a Be Square!, un progetto itinerante che ha già coinvolto in precedenza due importanti musei di arte contemporanea come la Kunsthalle di Vienna nel 2007 e il Baltic di Gateshead/Newcastle nel gennaio 2009 e che prevede la futura partecipazione di altri musei di rilevanza internazionale.

Antonio Riello ha utilizzato per Torino i colori delle due squadre di calcio della città - il rosso granata, il bianco ed il nero - e i colori dello stemma della città - l'azzurro e il giallo oro – nonché una piccolissima quantità di verde - rimando al tricolore - per ricordare indirettamente il ruolo di Torino nel processo di unità nazionale ma anche rimando alla numerosa comunità islamica che costituisce una importante componente etnica dell’identità torinese contemporanea. Su questo concetto l’artista ne ha realizzato due versioni, in materiali diversi: uno per il tessuto utilizzato per gli abiti e un altro per la realizzazione della "sciarpa-catalogo".

Il progetto è stato inaugurato sabato 23 ottobre con la vestizione di tutto il personale di sala e degli uffici, del direttore del museo e della presidente. Il personale della GAM continuerà ad indossare la divisa anche nei successivi mesi di novembre e dicembre 2010. Gli abiti sono stati disegnati dall’artista tenendo conto delle esigenze ergonomiche e pratiche di chi lavora alla GAM, una sorta di "workwear for intellectual workers".

La sciarpa con etichetta personalizzata, è un'idea alternativa al catalogo, a rappresentare la collaborazione tra Antonio Riello e la GAM. Una sorta di "pezzetto di mostra" e un vero e proprio "wereable catalogue" destinato al pubblico, celebrando ironicamente il feticismo latente dei visitatori dei musei. In questo caso per GAM è stata disegnata e realizzata una sciarpa con una versione particolare di TartanTorino che fa appunto parte a tutti gli effetti dell'outfit dello staff, ma diventa anche "catalogo indossabile" del progetto.

Be Square! GAM
GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea
Via Magenta, 31 - Torino
Dal 22 ottobre

Infoline: (+39) 011. 4429518
Website: www.gamtorino.it

sabato 23 ottobre 2010

Salvador Dalí. Il sogno si avvicina

Le opere non sono tantissime (una cinquantina tra quadri e disegni) e, come precisano i curatori, «la mostra intende approfondire il rapporto tra il pittore surrealista e il tema del paesaggio: un aspetto poco conosciuto dal grande pubblico». Appunto. Il "grande pubblico", come al solito, deve fare i conti con i lati poco conosciuti dei grandi pittori e andarsi a guardare i capolavori più famosi sui libri di Storia. Non è facile parlare di Salvador Dalì, una delle anime più conservatrici e dissacratorie di tutta la Storia dell'Arte del Novecento, un autore di non immediata comprensione ma che grazie alla poderosa fantasia si lascia contemplare con trasporto e anche con divertimento.

L'esposizione appena inaugurata a Palazzo Reale di Milano colpisce soprattutto per l'allestimento, chic e ludico allo stesso tempo. Lo ha curato l'architetto spagnolo Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador Dalì e, come dice lui, una delle tre persone ancora in vita ad aver conosciuto il Maestro Catalano. All'interno del percorso è stata realizzata la nota Sala di Mae West, così come fu ideata dallo stesso Dalí: una giocosa installazione contemporanea dove, come già accadde con la mostra dedicata a Edward Hopper, il visitatore potrà entrare, sedersi sul divanone a forma di labbra (battezzato senza troppa fantasia Sofà Dalilips) e vedersi filmato in un video.

Utenti protagonisti dunque, quasi a voler compensare la brevità del percorso espositivo; sette sale dedicate alla Memoria, al Male, all'Immaginario (qui sono presenti le opere più legate al periodo surrealista), ai Desideri, al Silenzio e al Vuoto. La sezione conclusiva documenta il rapporto tra Dalí e Walt Disney con dipinti che richiamano alla memoria tanto il Rinascimento quanto le icone Pop. Proprio qui sarà visibile per la prima volta il film Destino, frutto della collaborazione tra Salvador e l'inventore di Topolino.

Salvador Dalí. Il sogno si avvicina
Palazzo Reale
Piazza Duomo - Milano
22 settembre 2010 - 30 gennaio 2011

Infoline: (+39) 02.54913
Website: www.mostradali.it

mercoledì 29 settembre 2010

Diversamente vivi

Chi ha paura dei morti viventi? Vampiri e fantasmi, mummie e più di recente gli zombi, hanno popolato gli scaffali del romanzo e del fumetto, e gli schermi del cinema e poi della televisione e del videogioco, per tutto il Novecento e oltre.

Dal 30 settembre 2010 al 9 gennaio 2011 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la mostra Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi, a cura di Peppino Ortoleva. Un'incursione cinematografica, artistica e letteraria sulla mitologia dei "morti viventi", figure di un universo emotivo e mitico fatto insieme di paura e di attrazione.

Non si tratta soltanto di un genere: l'horror, è vero, predomina con le sue storie di malvagità indicibili e tormenti peggiori della morte, ma non sono mancate, a più riprese, storie di fantasmi e ora anche di vampiri di tono romantico, nostalgico, spesso struggente. Per non parlare dei non morti da ridere, antichi come il cinema e anche di più. La mostra ci accompagna in un viaggio nella paura che queste storie ci ispirano e nell'attrazione che i miti dei morti viventi esercitano su di noi. E ci guida attraverso il più inquietante dei confini, quello che separa la vita da ciò che ci attende al di là.

All'interno, il percorso si apre con i vampiri, che dal mito fondatore di Dracula si spingono sino alla popolarissima saga contemporanea di Twilight, per poi passare alle storie di fantasmi, alle mummie e, in conclusione, ai racconti popolati dagli zombi, che rappresentano le più recenti e pervasive incarnazioni della mitologia degli esseri non ancora morti ma neppure più vivi.

Sulla rampa elicoidale della Mole Antonelliana trovano posto trenta manifesti cinematografici originali di diverse epoche, tutti provenienti dalle collezioni del museo, a completamento di un percorso narrativo-riflessivo composto da foto di scena, riproduzioni di dipinti, documenti storici, fotosoggetti originali e brevi testi introduttivi.

Due installazioni video ripropongono le più famose sequenze tratte dai capisaldi dei film di genere, mentre l'intero percorso è movimentato da sorprendenti ed evocativi interventi scenografici, ideati da Elena D'Agnolo Vallan e Marco Ostini, che si avvalgono tra l'altro dei suggestivi effetti speciali creati da uno dei maggiori specialisti del settore, il torinese Michele Guaschino.

Ad accompagnare la mostra, un volume di Giulia Carluccio e dell'organizzatore della mostra Peppino Ortoleva, studioso di comunicazione e cultura di massa, in libreria dal 13 ottobre 2010 per Il Castoro.

Diversamente vivi
Zombi, vampiri, mummie, fantasmi
Museo Nazionale del Cinema di Torino
Via Montebello, 20 - Torino
30 settembre 2010 - 9 gennaio 2011

Infoline: (+39) 011.2178540
Website: www.museonazionaledelcinema.it